Archivio mensile:dicembre 2013

Expo Milano: ovvero il pianeta che non c’è

La colossale svista di un show ripreso dal National Geographic

di Robi Ronza

Expo_Sito

È da un pianeta piatto ed esclusivamente vegetale, insomma da un pianeta che non c’è, e da un’agricoltura senza zootecnia, insomma da un’agricoltura che non esiste, che l’Esposizione Universale di Milano 2015 si attende energia per la vita. I 15 padiglioni tematici dell’Esposizione, strumento-chiave della sua proposta culturale, sono infatti rispettivamente dedicati a: Frutta e Legumi; il Mondo delle Spezie; Bio-Mediterraneo: Salute, Bellezza e Armonia; Isole, Mare e Cibo; Agricoltura e Nutrizione in Zone Aride; Riso: Abbondanza e Sicurezza; Cacao: il Cibo degli Dei; Caffè: il Motore delle Idee; Cereali e Tuberi: Antiche e Nuove Colture. Sia la sequenza dei temi che la loro immaginosa formulazione si raccomandano all’analisi di psicologi sociali eventualmente interessati allo studio del proverbiale “immaginario collettivo” di coloro che li hanno formulati. Vi si intravede una forte dipendenza dall’aristocratico esotismo del National Geografic Magazine nonché dai raffinati supplementi in carta opaca di Repubblica e del Corriere della Sera, peraltro così vicini ai dépliant in carta patinata delle agenzie specializzate in esclusivi e costosi viaggi di turismo intercontinentale “intelligente”.

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Non è però questo che qui ci interessa approfondire, quanto la sorprendente distanza tra il pianeta dell’Expo Milano 2015 e il pianeta della realtà: un divario che peraltro, qualora lo si voglia, si farebbe ancora in tempo a colmare. Le aree montane ricoprono circa un quarto della superficie terrestre, sono abitate da un quinto della popolazione mondiale e da esse dipende il rifornimento idrico di oltre la metà degliabitanti del globo. Venendo più vicino a noi, è montuoso o di alta collina il 72 per cento del territorio italiano e il 40 per cento di quello lombardo. Oggi più che mai, in un’epoca in cui l’urgenza del riequilibrio dell’insediamento umano sul territorio fa diventare di grande attualità la riscoperta delle “terre alte” come risorsa e non più come problema, che Expo Milano 2015 le abbia ignorate è davvero increscioso. Non meno incresciosa, se fosse possibile, è l’altra colossale distrazione di Expo, quella relativa appunto alla zootecnia. È una distrazione già sorprendente per così dire a corto raggio, considerato che la Lombardia, con oltre un milione e mezzo di capi di bovini e oltre 4 milioni di suini, è di gran lunga il maggior produttore di latte e di carne d’Italia; ma tanto più lo diventa se lo sguardo si allarga al resto del mondo. Molte delle maggiori agricolture e agro-industrie del globo, dall’Australia agli Stati Uniti, dal Brasile all’Argentina e all’Uruguay, sono largamente e spesso prevalentemente basate sull’allevamento, che comunque ha grande tradizione e presenza anche altrove. Tra l’altro sin dal Medioevo in Europa, e particolarmente in Italia, partendo dalla valorizzazione delle carni e del latte si avviarono delle maestrìe che – scavalcate ma non travolte dalla moderna industria alimentare – oggi riemergono con successo, trovando spazi in un mondo di consumatori nuovamente interessati ad alimenti di qualità e di valore anche identitario. Con buona pace del cacao “cibo degli Dei” o del pur affascinante “Mondo delle Spezie”, che dire allora del mondo – forse meno affascinante agli occhi dell’intellighenzia urbana, ma non per questo irrilevante – dei 205 milioni di bovini del Brasile, degli oltre 94 milioni degli Stati Uniti, dei quasi 50 milioni dell’Argentina? Oppure dei quasi 73 milioni di ovini dell’Australia e degli oltre 32 milioni della Nuova Zelanda? Lo sviluppo della capacità di procurarsi carne con l’allevamento e non più solo con la caccia, e la scoperta della possibilità di trasformare un alimento importante ma non conservabile come il latte in un cibo a lunga conservazione come il formaggio, furono tappe fondamentali dello sviluppo umano. E lo stesso dicasi, con particolare riguardo alla civiltà occidentale, per quanto concerne la geniale valorizzazione e conservazione della carne suina, grazie a cui già sin dal primo Medioevo l’uomo europeo poté superare senza sfinirsi i rigori dell’inverno: un’invenzione di importanza decisiva, non a caso subito celebrata nel ciclo dei “Mesi dell’Anno” di cui l’Antelami ci lasciò testimonianza esemplare nel battistero di Parma.

Auguriamoci dunque che Expo Milano 2015 rimedi al più presto a queste sue due colossali distrazioni.

Terre d’Alpe: incontri di uomini, bestie e gias. A Cuneo e provincia

Terre d’Alpe

Incontri di uomini, bestie e gias

Proiezioni di film, documentari, video, dibattiti sul tema dei pastori e dei margari, del loro ruolo nelle Terre Alte in trasformazione, dell’attualità  emblematica dei loro incontri e conflitti con le culture urbane. Incontro con i protagonisti del pastoralismo alpino e con i suoi prodotti gastronomici

Terred'Alpe

Cuneo e provincia dal 28 dicembre 2013 al 19 febbraio 2014

I temi affrontati in questi Incontri di Cuneo e delle località della montagna cuneese rappresentano nel loro insieme un percorso attraverso le nuove problematiche del mondo dei pastori e dei margari della provincia di Cuneo e Piemonte ma anche di altre regioni alpine. Sullo sfondo vi sono i nuovi stimoli ma anche le persistenti difficoltà che contraddistinguono il vivere nelle Terre Alte.

Il ventaglio di temi e di autori proposto intende favorire la circolazione del pubblico tra la città e le località delle valli oltre che consentire alle comunità di montagna di venire a contatto di nuove narrazioni che hanno per oggetto i problemi che esse stesse vivono. Con l’auspicio di contribuire ad una maggiore consapevolezza delle nuove implicazioni che i problemi delle Terre Alte assumono in una più ampia dimensione sociale.

Presentazione

Negli ultimi anni le attività tradizionali dell’uomo sull’alpe – pur in presenza di nuovi e vecchi motivi di crisi – sono divenute quantomeno oggetto di discussione pubblica per le implicazioni sociali e politiche. Al centro di scelte su come concepire la gestione del territorio dei prossimi decenni con riguardo a modelli tra loro a volte conflittuali di relazione tra turismo da una parte, attività di protezione della wilderness e attività produttive. Su questo sfondo anche la visione di chi documenta la realtà della montagna attraverso il mezzo audiovisivo è cambiata. Non solo sono stati prodotti molti video, documentari, lungometraggi (tra cui alcuni entrati nel circuito delle sale) che parlano di pastori, di alpeggi, di formaggi di montagna, di ritorno degli orsi e dei lupi, ma è radicalmente cambiato l’approccio. Non più un mondo visto con un filtro di nostalgia romantica che vela consistenza reale dei problemi e dei drammi umani e sociali ma una presa d’atto dei lati meno bucolici, delle contraddizioni, dei conflitti in atto. La montagna, le terre d’alpe in qualche modo sono rientrate in una dimensione civica, sociale, dentro il tempo della contemporaneità.

Questo il background di Terre d’alpe, una rassegna di produzioni filmiche ma, in primo luogo, un’occasione di dibattito nell’attualità con i soggetti protagonisti di questo mondo e con coloro che hanno voluto raccontarlo, con esiti diversi ma pur sempre degni di interesse.

Il programma

Il ciclo di proiezioni in programma a Cuneo nei giorni 30, 31 gennaio e 1 febbraio 2014 sarà anticipato e seguito da una serie di serate in alcune località della provincia: Frabosa Sottana, Valdieri, Argentera, Mombarcaro (a dicembre 2013 e gennaio, febbraio 2014).

Cuneo – 30.01.2014

Centro Incontri della Provincia, Corso Dante 41

Trilogia “Olga e il Tempo” di Emanuele Cecconello

ore 18 – Parte prima: Epica minima del mattino. It. 2007, 57′ (B/N)La storia di una giovane donna che da sola gestisce un piccolo alpeggio nelle valli biellesi. Vivendo in apparenza nello stesso ritmo di lavoro delle generazioni passate, scandito dall’accudimento degli animali, dalla lavorazione del latte secondo gli stessi metodi di un tempo. Ma in una solitudine che un tempo non esisteva, attutita dalla famigliarità con gli animali e la montagna.

ore 19 – Incontro con l’autore

 ore 19.30 – Degustazioni di formaggi d’alpeggio (Bitto storico, Castelmagno, Nostrale, Originale delle malghe del Lagorai) con la presenza dei produttori – Assaggi di insaccati e preparazioni a base di carni ovicaprine a cura Istituto Lattiero Caseario di Moretta

ore 20.45Formaggi eroici

Proiezioni

Valpiana: una malga nel Lagorai, di Francesco Baldi. It. 2006, 22′Francesco Franzoi, storico malghese del Lagorai, mancato nel 2009, e il protagonista con la sua malga. Francesco nella sua semplicità esprime anche apertamente il dissenso verso un sistema.

La Cultura Del Bitto di Carlo Cattadori. It. 2010, 48′In Valgerola (Valtellina) una piccola comunità si stringe in difesa della produzione tradizionale del Bitto al centro di una controversia sull’allargamento dell’area di produzione della DOP e sullo stravolgimento di metodi produttivi secolari.

ore 22.00 Dibattito con gli autori e dei protagonisti della “resistenza casearia”

Cuneo – 31.01.2014

 Trilogia “Olga e il Tempo” di Emanuele Cecconello

ore 18 Parte Seconda: Equinozio del Pomeriggio. It. 2008, 70′ (B/N)

ore 19.30Degustazione di formaggi delle Alpi piemontesi – Assaggi di insaccati e preparazioni a base di carni ovicaprine a cura Istituto Lattiero Caseario di Moretta

ore 20.45I pastori e il ritorno degli orsi e dei lupi

Proiezioni

Compagno orso di Valentina De Marchi, It. 2012, 34′ .L’incredibile convivenza forzata tra alcune orse e un pastore cui vengono impunemente sottratte le pecore in malga. Attraverso i girati dello stesso pastore realizzati in tre successive stagioni d’alpeggio e montati da una giovane antropologa.

Storie di lupi e di uomini di Andrea Deaglio e Alessandro Abba Legnazzi . Francia -italia 2014 La produzione è in corso d’opera e l’uscita prevista del film documentario è per la fine 2014. E’ una co-produzione italo-francese. Verrà proiettato un trailer di quanche minuto minuto e alcuni estratti ambientati nella provincia di Cuneo 

ore 22.30 dibattito con autori, protagonisti (pastori e margari della provincia di Cuneo), rappresentanti del Centro del lupo di Entraque.

Cuneo – 1.02.2014

Trilogia “Olga e il Tempo” di Emanuele Cecconello

ore 17 – Parte terza: Elegia della sera. It. 2013, 60′ (B/N)

ore 18.15 Incontro con Emanuele Cecconello

ore 19.30 – Degustazione di prodotti a base di carni ovicaprine dell’Istituto Lattiero caseario di Moretta presentati dalla dr.ssa Emilia Brezzo, da norcini e pastori

ore 20.45 Pastori piemontesi del XXI secolo

Proiezioni

Le lingue del cuore. Video prodotto dalle piccole scuole delle Terre Alte della provincia di Cuneo (10′)

Pastori piemontesi del XXI secolo di It. 2013 mediometraggio (produzione Video in-out /Propast) Trailer, 15′ I vari aspetti della pastorizia piemontese, dai grandi greggi transumanti alla realtà dei piccoli greggi stanziali illustrati attraverso una serie di quadri che attraversano problemi e tipologie pastorali.

Hiver Nomade di Manuel Von Stürler, Svizzera, 2012 (85′) . La transumanza invernale a piedi di Pascal, 53 anni, e Carole, 28 anni per 600 chilometri attraverso la Svizzera francese, con tre asini, quattro cani e ottocento pecore

ore 22.15 – Dibattito conclusivo. Posizioni a confronto, oltre le retoriche di circostanza, sul ruolo e sulle prospettive del pastoralismo piemontese e alpino.

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Proiezioni decentrate

Frabosa sottana

28 dicembre 2013, Sala Palasagre (Via IV novembre). Ore 20.30

Margari del basso PIemonte

Marghe Marghier di Sandro Gastinelli e Marzia Pellegrino. It., 2005 (52′). Viaggio tra i margari del sud del Piemonte attraverso un ampio lavoro di riprese e interviste nei luoghi emblematici dei margari nella loro identita’ seminomade: D’inverno in pianura i margari sono marghè, d’estate in alpeggio diventano marghìer. Un’esistenza in movimento, da nomadi, in simbiosi con le inseparabili mandrie di vacche bianche piemontesi. Il ciclo completo delle stagioni svela quotidianità e ritualità: traslochi, contrattazioni, mungiture, campanacci, feste e formaggi.

La proiezione sarà preceduta e seguita dall’esecuzione di brani di musica antica della tradizione pastorale provenzale dell’Ensemble “Henno de Rose”

segue dibattito

Argentera

29 dicembre 2013, Chiesa parrocchiale di Bersezio. Ore 20.30

Le terre alte attraverso una memoria che interroga

Arriverà il sole di Sandro Gastinelli It. 2000 (20′). Cortometraggio tratto da una delle storie di “Aiga d’en viage, storie d’acqua e di speranza”, una storia di religiosità popolare nelle valli alpine del Cuneese sullo sfondo della grande alluvione del 1957

L’ultimo pastore di Marco Bonfanti It. 2013 (72’). Fuori dagli schemi un film che non è un documentario ma che prende spunto dalla pratica di transumanza di un pastore della Val Seriana che in inverno si spinge con il gregge sino a Milano. Dalla realtà dell’alpeggio alla trasfigurazione narrativa dell’ambivalente relazione tra il pastore e la metropoli dove tocca ai bambini anticipare il nuovo significato di un’antica presenza.

segue dibattito

Valdieri

3 gennaio 2014, Chiesa parrocchiale. Ore 20.30

Testimonianze di malghe e alpeggi di ieri e di oggi

Proiezioni:

Le bestie e gli animali del bosco e della montagna Documentario dei bambini della Scuola elementare di Valdieri: (15’);

Memorie d ‘alpeggio di Alessandro Romele. It. 2012. (23 ‘) I cinquant’anni di Paolo Zanardini sulle malghe dell’Alta Val Trompia in una visione retrospettiva.

Di padre in figlia di Micolol Cossal, It. (45′), 2009. La storia di Sonia, studentessa universitaria ma anche fiera di continuare ad esercitare il lavoro di casara sull’alpeggio nel solco della tradizione famigliare.

segue dibattito

Mombarcaro

19 febbraio 2014, Sala polivalente comunale (Piazza Libertà). Ore 20.30

Un mestiere per giovani

Sentire l’aria. di Manuele Cecconello. It. 2010 (94′) La storia di Andrea, figlio di un medico e di una insegnante che a 16 anni decide di diventare pastore transumante dopo una iniziazione al seguito di un vecchio pastore.

segue dibattito

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Progetto sostenuto dalla Provincia di Cuneo, con il contributo della Fondazione CRC, nell’ambito della rassegna Terra Amata FilmFest Sezione “Le terre alte si raccontano”.

Enti attuatori

– Comune di Frabosa sottana

– Comune di Valdieri

– Comune di Argentera

– Comune di Monbarcaro

Organizzazione

– progetto Propast – Regione Piemonte/Università di Torino

– Escolo de Sancto Lucio de Coumboscuro

Patrocinio 

Comune di Cuneo

Comunicazione 

ATL di Cuneo

Con la collaborazione

Agenform – Istituto lattiero-caseario e delle tecnologie agroalimentari, Moretta (Cn)

Aziende sostenitrici

–  Associazione produttori Nostrale d’alpeggio, Moretta (Cn)

– Libera associazione pastori e malghesi del Lagorai, Telve (TN)

– Az Agric La Meiro, Castelmagno (Cn)

– Az Agric Fattoria dell’aglio, Castelmagno (Cn)

– Soc. Valli del Bitto spa (Gerola alta, So)

– Regione autonoma Valle d’Aosta

Qualcuno ce la fa. Forza ragazzi

(13.12.13) Tanti giovani vorrebbero vivere e lavorare in montagna. Non soltanto perché non si trova lavoro ma perché la vita metropolitana e il consumismo stanno sempre più perdendo di attrazione

Due giorni fa a Chiappi, la località più alta della Val Grana a oltre 1600 m ho incontrato Manuela e Anteo (28 anni entrambi) che, con un’inserzione su Ruralpini, hanno trovato lavoro nell’azienda La Meyro che produce vero Castelmagno d’alpeggio

di Michele Corti
L’annuncio su Ruralpini è stato inserito solo il 28 novembre e così recitava: “Siamo una coppia di 28 anni e stiamo cercando lavoro con animali, abbiamo già esperienza con mucche e capre mungitura e trasformazione del latte chiediamo vitto e alloggio e se possibile piccolo aiuto economico per piccole spese. non abbiamo paura del isolamento in  montagna anzi ci piace amiamo la montagna e prenderci cura dei animali telefono 3493117626minimeso@hotmail.it.

Il testo semplice e convincente dell’annuncio ha colpito Mauro Arneodo di Coumboscuro in Val Grana che è socio (anche con qualche vacca) dell’azienda La Meyro di Chiappi in alta valle. Un inserimento rapido Dopo pochi giorni Mauro ha incontrato i due giovani e, ormai da oltre una settimana, sono al lavoro. Lei in caseificio, lui nella stalla. L’ambiente di lavoro è spazioso, c’è un raschiatore meccanico per la pulizia. Però prendersi in carico un’azienda da un giorno all’altro non è comunque facile e Manuela e Anteo hanno dimostrato di avere non solo una preziosa per quanto breve esperienza alle spalle ma anche uno spirito positivo necessario per calarsi nella realtà di un’azienda di montagna. Eppure Anteo ha vissuto in città, a Torino, pur avendo assorbito dal nonno la passione per la cultura rurale. Manuela è di “pianurissima”: viene infatti da Noale, provincia di Venezia.

Quello che purtroppo manca a molti giovani che desiderano “farsi montanari” è l’esperienza, indispensabile per gestire delle attività che richiedono – anche se lavori come dipendente – un certo spirito di autonomia e di intraprendenza e una famigliarità con gli animali che non si improvvisa in pochi giorni. Loro l’esperienza non l’avevano, ma se la sono fatta. Molti giovani d’oggi poi fanno vita troppo sedentaria e mancano di un minimo di “fisico”. Conosciutisi in Toscana nel 2012 la giovane coppia si è insediata in una borgata abbandonata a 1000 m sull’Appennino tosco-emiliano ed avevano degli asini. Qui avrebbero potuto presentare un progetto di recupero e partecipare a un bando, ma la prospettiva di sottoporsi ad una trafila burocratica onerosa, senza alcuna certezza di finanziamento, li ha fatti desistere. Tornati a Torino per un breve periodo hanno poi lavorato, nell’estate 2013, in una malga della Val di Ledro (Trentino) dove bisognava mungere qualche mucca e un gregge di capre (e fare formaggio). Anteo, ha imparato a mungere sia a mano che a macchina, Manuela a fare la casara.

Sopra Manuela mostra con soddisfazione le tome prodotte a Chiappi. L’azienda La Meyro intende produrre solo Castelmagno d’alpeggio da stagionare a lungo. Una scelta che l’ha spinta ad abbandonare la produzione invernale del Castelmagno “non d’alpeggio”, troppo inflazionata. Il rischio è quello di confondersi con la produzione dei grossi caseifici della bassa valle mentre l’intuizione dell’azienda è di farsi riconoscere quale marchio legato ad una produzione esclusivamente d’alpeggio e di elevata qualità. Così in inverno si punta a fare “Nostrale”, il tipo di toma di queste parti.

Li riandrò a trovare in primavera

L’inserimento dei due giovani è troppo “fresco” per trarre conclusioni. Bisognerà veder passare l’inverno. Per ora i ragazzi non hanno ancora avuto modo di stabilire relazioni con i non molti abitanti che in inverno popolano la frazione di Castelmagno. Sarà interessante vedere anche sotto questo profilo come si svilupperanno le cose. Ho promesso ai ragazzi di andarli a trovare di nuovo in primavera. A voi prometto di raccontare come si svilupperà la storia. Una cosa è certa: ci piacerebbe parlare di più di esperienze come questa. Il fatto che siano ancora poche è legato alla mancanza di esperienza, anche minima, di molti ragazzi. Mauro Arneodo, prima di incontrare Manuela e Anteo, aveva valutato decine di inserzioni e di richieste (arrivate sia attraverso Ruralpini che da Pascolovagante che per altre vie). Ha anche incontrato di persona (e non solo al telefono) diversi giovani e meno giovani. Ma nella stragrande maggioranza dei casi mancavano i presupposti per un inserimento in azienda. Questi giovani avrebbero bisogno di una “scuola pratica di agricoltura di montagna”. Non un corso di formazione teorico di centinaia di ore di lezione “frontale” (come prevedono i corsi organizzati nell’ambito degli schemi di F.P. delle regioni) ma un corso residenziale in una vera azienda agricola (e alpeggio) sotto la guida di esperti pastori, casari, taglialegna, contadini. In montagna bisogna saper fare molte cose, la specializzazione non serve.

Civuole una Scuola pratica da dove far passare gli “aspiranti”

Un progetto del genere, data la burocrazia che ammorba ogni cosa, potrà svilupparsi solo con l’appoggio di organizzazioni private. Oggi dare una speranza a molti giovani, impedire che precipitino in una condizione di profondo disagio, povertà ed emarginazione significa creare prospettive di autoimprenditorialità singola o collettiva. La montagna può offrire molto. Ci sono risorse che aspettano solo di essere riutilizzate. Campi che attendono di essere ricoltivati (previo taglio del bosco cresciuto nel frattempo), case e borgate che attendono che le possa riempire ancora di vita.  L’appello è perciò alle associazioni di volontariato, a chi aiuta il prossimo ma vuole farlo in modo non assistenziale. Aiutateci a mette in piedi questa Scuola pratica di agricoltura di montagna. È un aiuto ai giovani ma anche alla montagna e a quei contadini di montagna che di una mano hanno bisogno.

Pienone per Latouche a Sondrio

Il salone del Policampus in Via Tirano gremito all’inverosimile. Più di seicento a sentire il teorico della decrescita

Il giorno successivo Forum Terre Alte con gli amici della Val Maira (Cn)

(06.12.13) Sondrio – Ci si aspettava un buon afflusso di pubblico la sera del 4 per la conferenza di Serge Latouche a Sondrio organizzata da Valtellina nel Futuro. Ma l’affluenza è andata oltre le previsioni. Il pubblico ha fatto incetta delle sedie del vicino bar sistemandole nei corridoi. Molti in piedi, diversi non sono potuti entrare nella sala. C’è un grande interesse per chi, come Latouche, simboleggia una svolta radicale verso un nuovo modello di sviluppo sociale emancipato dall’unidimensionalità dell’unica prospettiva del Pil e dell’economia consumista.

Latouche_Sondrio

C’è però ancora una certa timidezza nell’abbracciare il nuovo paradigma testimoniata dalle domande rivolte a Latouche. Domande in larga misura tese a capire come controbattere ai detrattori della decrescita, a coloro che sostengono che un freno al consumismo, a quei fenomeni di obsolescenza programmata delle merci, di spreco delle risorse porterebbe la miseria, la fine di ogni forma di assistenza sociale, il ritorno alle caverne. Latouche ha ricordato come si continui a dimenticare che la sfera dell’economia è immersa in una sfera ecologica e che lo sviluppo (in termini di espansione della produzione materiale a prezzo del consumo di risorse naturali non riproducibili) è stato conseguito creando le premesse per gravi conseguenze ecologiche. Già ai tempi di Marx c’era chi teneva conto della necessità di fare i conti con l’ecosfera ma il fondatore del marxismo (che ha influenzato durevolmente l’orientamento produttivista ed economicista della sinistra) aveva letto troppo gli economisti classici. La conclusione è che c’è un’ampia fascia di persone che si sta ponendo dlele domande sul futuro, sulla bontà di un sistema che – sia a destra che a sinistra – si considera ancora l’unico possibile. Nella mentalità collettiva si sono però sedimentate nel profondo la mentalità economicista, produttivista, statalista, assistenzialista.

Una società più sobria, attenta a non scaricare sulle generazioni future le conseguenze di crisi catastrofiche dell’ecosfera, deve riavvicinare produzione e consumo, introdurre meccanismi che contengano il potere e lo spazio dei grandi apparati, delle catene lunghe di produzione di beni e servizi che comportano sprechi e difficoltà di controllo su un uso efficiente e parco delle risorse. Non è un optional bizzarro, è una necessità.

Nella mattinata del 5 dicembre presso la sede del Bim si è poi svolta una sessione straordinaria del Forum delle Terre Alte. Robi Ronza ha illustrato il nuovo blog del Forum mentre il sociologo Sergio De la pierre ha trattato il tema della rinascita delle piccole comunità esponendo il caso di Corma Imagna nelle Orobie bergamasche. Nella discussione scaturita da questa relazione si è innestata la presentazione del libro “Ritorno in Val Maira” da parte di Giorgio Alifredi, allevatore di capre a S.Damiano Macra, Cn e presidente dell’associazione Alte Terre. La presentazione del libro degli amici della Val Maira era stata organizzata dall’associazione Amamont, amici degli alpeggi e della montagna che la scorsa estate aveva organizzato tra Val Maira e Val Grana il suo evento sociale principale. La giornata si è conclusa presso il centro Oikos di Triangia (Castione Andevenno) che ha sede ex-scuola elementare di Castione Andevenno si trova nella frazione Bonetti a 300 metri dell’azienda agrididattica Lunalpina che gestisce il Centro. Al pranzo (tutto a base di prodotti “più che bio” e a km 0) era presente Serge Latouche che nella mattinata aveva visitato Sondrio guidato da Ivan Fassin.

Sotto: la montagna di Triangia con borgate ancora abitate anche in inverno vista dalla terrazza (un tempo chiamata “granaio di Sondrio”) vove sorge l’azienda Lunalpina

Triangia