Qualcuno ce la fa. Forza ragazzi

(13.12.13) Tanti giovani vorrebbero vivere e lavorare in montagna. Non soltanto perché non si trova lavoro ma perché la vita metropolitana e il consumismo stanno sempre più perdendo di attrazione

Due giorni fa a Chiappi, la località più alta della Val Grana a oltre 1600 m ho incontrato Manuela e Anteo (28 anni entrambi) che, con un’inserzione su Ruralpini, hanno trovato lavoro nell’azienda La Meyro che produce vero Castelmagno d’alpeggio

di Michele Corti
L’annuncio su Ruralpini è stato inserito solo il 28 novembre e così recitava: “Siamo una coppia di 28 anni e stiamo cercando lavoro con animali, abbiamo già esperienza con mucche e capre mungitura e trasformazione del latte chiediamo vitto e alloggio e se possibile piccolo aiuto economico per piccole spese. non abbiamo paura del isolamento in  montagna anzi ci piace amiamo la montagna e prenderci cura dei animali telefono 3493117626minimeso@hotmail.it.

Il testo semplice e convincente dell’annuncio ha colpito Mauro Arneodo di Coumboscuro in Val Grana che è socio (anche con qualche vacca) dell’azienda La Meyro di Chiappi in alta valle. Un inserimento rapido Dopo pochi giorni Mauro ha incontrato i due giovani e, ormai da oltre una settimana, sono al lavoro. Lei in caseificio, lui nella stalla. L’ambiente di lavoro è spazioso, c’è un raschiatore meccanico per la pulizia. Però prendersi in carico un’azienda da un giorno all’altro non è comunque facile e Manuela e Anteo hanno dimostrato di avere non solo una preziosa per quanto breve esperienza alle spalle ma anche uno spirito positivo necessario per calarsi nella realtà di un’azienda di montagna. Eppure Anteo ha vissuto in città, a Torino, pur avendo assorbito dal nonno la passione per la cultura rurale. Manuela è di “pianurissima”: viene infatti da Noale, provincia di Venezia.

Quello che purtroppo manca a molti giovani che desiderano “farsi montanari” è l’esperienza, indispensabile per gestire delle attività che richiedono – anche se lavori come dipendente – un certo spirito di autonomia e di intraprendenza e una famigliarità con gli animali che non si improvvisa in pochi giorni. Loro l’esperienza non l’avevano, ma se la sono fatta. Molti giovani d’oggi poi fanno vita troppo sedentaria e mancano di un minimo di “fisico”. Conosciutisi in Toscana nel 2012 la giovane coppia si è insediata in una borgata abbandonata a 1000 m sull’Appennino tosco-emiliano ed avevano degli asini. Qui avrebbero potuto presentare un progetto di recupero e partecipare a un bando, ma la prospettiva di sottoporsi ad una trafila burocratica onerosa, senza alcuna certezza di finanziamento, li ha fatti desistere. Tornati a Torino per un breve periodo hanno poi lavorato, nell’estate 2013, in una malga della Val di Ledro (Trentino) dove bisognava mungere qualche mucca e un gregge di capre (e fare formaggio). Anteo, ha imparato a mungere sia a mano che a macchina, Manuela a fare la casara.

Sopra Manuela mostra con soddisfazione le tome prodotte a Chiappi. L’azienda La Meyro intende produrre solo Castelmagno d’alpeggio da stagionare a lungo. Una scelta che l’ha spinta ad abbandonare la produzione invernale del Castelmagno “non d’alpeggio”, troppo inflazionata. Il rischio è quello di confondersi con la produzione dei grossi caseifici della bassa valle mentre l’intuizione dell’azienda è di farsi riconoscere quale marchio legato ad una produzione esclusivamente d’alpeggio e di elevata qualità. Così in inverno si punta a fare “Nostrale”, il tipo di toma di queste parti.

Li riandrò a trovare in primavera

L’inserimento dei due giovani è troppo “fresco” per trarre conclusioni. Bisognerà veder passare l’inverno. Per ora i ragazzi non hanno ancora avuto modo di stabilire relazioni con i non molti abitanti che in inverno popolano la frazione di Castelmagno. Sarà interessante vedere anche sotto questo profilo come si svilupperanno le cose. Ho promesso ai ragazzi di andarli a trovare di nuovo in primavera. A voi prometto di raccontare come si svilupperà la storia. Una cosa è certa: ci piacerebbe parlare di più di esperienze come questa. Il fatto che siano ancora poche è legato alla mancanza di esperienza, anche minima, di molti ragazzi. Mauro Arneodo, prima di incontrare Manuela e Anteo, aveva valutato decine di inserzioni e di richieste (arrivate sia attraverso Ruralpini che da Pascolovagante che per altre vie). Ha anche incontrato di persona (e non solo al telefono) diversi giovani e meno giovani. Ma nella stragrande maggioranza dei casi mancavano i presupposti per un inserimento in azienda. Questi giovani avrebbero bisogno di una “scuola pratica di agricoltura di montagna”. Non un corso di formazione teorico di centinaia di ore di lezione “frontale” (come prevedono i corsi organizzati nell’ambito degli schemi di F.P. delle regioni) ma un corso residenziale in una vera azienda agricola (e alpeggio) sotto la guida di esperti pastori, casari, taglialegna, contadini. In montagna bisogna saper fare molte cose, la specializzazione non serve.

Civuole una Scuola pratica da dove far passare gli “aspiranti”

Un progetto del genere, data la burocrazia che ammorba ogni cosa, potrà svilupparsi solo con l’appoggio di organizzazioni private. Oggi dare una speranza a molti giovani, impedire che precipitino in una condizione di profondo disagio, povertà ed emarginazione significa creare prospettive di autoimprenditorialità singola o collettiva. La montagna può offrire molto. Ci sono risorse che aspettano solo di essere riutilizzate. Campi che attendono di essere ricoltivati (previo taglio del bosco cresciuto nel frattempo), case e borgate che attendono che le possa riempire ancora di vita.  L’appello è perciò alle associazioni di volontariato, a chi aiuta il prossimo ma vuole farlo in modo non assistenziale. Aiutateci a mette in piedi questa Scuola pratica di agricoltura di montagna. È un aiuto ai giovani ma anche alla montagna e a quei contadini di montagna che di una mano hanno bisogno.

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Un pensiero riguardo “Qualcuno ce la fa. Forza ragazzi

  1. Trovo molto interessante l’esperienza di questi due giovani, ed è encomiabile il modo in cui abbiano messo a disposizione la propria “voglia di fare” con così poche e semplici richieste.
    Auguro a loro di riuscire in questa esperienza, e nel tempo di sapersi integrare anche nella comunità.
    Per quanto riguarda la parte burocratica, mi chiedo in che “formula” (forse come lavoratori avventizi?) sia stata giustificata la loro presenza all’interno dell’azienda.
    L’idea della scuola mi pare ottima.
    Faccio molti complimenti per questo blog così interessante.
    Grazie
    A.A.

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