Archivio mensile:marzo 2014

Siglato il patto fondativo tra i “Principi delle Orobie”

da Ruralpini

(12.03.14) Bergamo – Il 20 febbraio scorso i soggetti promotori dell’intesa tra i FPO “Formaggi Principi delle Orobie” hanno siglato un documento costitutivo della ATI (Associazione Temporanea di Imprese)  FPO

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In un documento sottoscritto al termine di una riunione tenutasi a S.Pellegrino Terme il 20 febbraio scorso i soggetti proponenti hanno ufficializzato gli obiettivi e le modalità di azione dei FPO (Formaggi Principi delle Orobie) e si sono indicati tutti gli aspetti rilevanti che dovranno essere posti a base dello statuto. C’è la volontà di costituire una rete di imprese ma anche di promuovere una più vasta rete con obiettivi di promozione territoriale

A trainare la cordata dei FPO è un nucleo di imprese: Latteria Sociale di Branzi (Bg), Latteria Sociale di Valtorta (Bg), Casarrigoni srl di Taleggio (Bg), Società agricola Locatelli Guglielmo e c. di Vedeseta (Bg) Soc. Coop S.Antonio in Val Taleggio di Vedeseta (Bg), Az. Agrituristica Quarteroni Ferdinando di lenna (Bg), Soc Bitto Trading spa di Gerola alta (So). Il consorzio di tutela del Formai de Mut e l’Associazione produttori dello stracchino all’antica, che hanno partecipato a tutte le riunioni preliminari e confermato la loro volontà di partecipazione al progetto FPO, sottoscriveranno in un secondo momento l’adesione dovendo, in quanto organismi associativi, svolgere i necessari adempimenti.

Il percorso dei FPO è indicativo delle “difficoltà fisiologiche” che la crazione di reti incontra nella realtà economico-sociale (italiana e della montagna in particolare). Anche in presenza di forti volontà i tempi per sviluppare collaborazione e progetti comuni sono lenti, almeno relativamente alle esigenze di una società e di mercati in rapida trasformazione. Oltre ad aspetti formali e burocratici pesa una cultura che non favorisce l’apertura e la collaborazione.

In positivo, però, va osservato che il quadro di collaborazione definito dai soggetti che hanno dato vita alla ATI FPO è molto avanzato. Se è stato necessario molto tempo per arrivare ad una formalizzazione è anche vero che questa definisce un livello di collaborazione molto impegnativo, molto avanzato, in sintonia con le dinamiche attuali.

Un’intesa che guarda lontano

I FPO hanno ben presente che la cooperazione tra aziende non può essere limitata solo ad ottenere una maggiore visibilità, alla elaborazione di strategie di promozione non accessibili alle singole aziende. Sono ben consapevoli che le loro produzioni possono usufruire di un vantaggio legato ad una ben precisa connotazione territoriale che veicola valenze positive. I FPO pertanto guardano oltre la mera promozione commerciale e puntano ad operare insieme per la:

valorizzazione dell’identità dei prodotti e dei produttori, oltre alla maggiore divulgazione della conoscenza delle tradizioni montane e con esse la diffusione di una consapevolezza sull’importanza del loro mantenimento al fine di proteggere un ambiente\paesaggio, una cultura e l’economia agricola alpina.

Pur dal punto di vista di imprese private i FPO si rendono conto che l’economia casearia delle Terre Alte non può essere sostenibile senza il mantenimento di un tessuto di piccole aziende agrozootecniche. Di qui il proposito di costituire anche un  “osservatorio dell’agricoltura di montagna e di farsi portavoce della potenzialità del territorio”.  Ma sostenere l’economia agricola montana significa sviluppare in modo integrato, in rete con gli operatori culturali, turistici e istituzionali le potenzialità del territorio. I FPO, ancora prima di costituirsi ufficialmente hanno promosso la collabprazione con Centri Studio (Valle Brembana e Valle Imagna) per ricerche storiche sui prodotti, con il CAI, Unione Bergamasca delle Sezioni e Sottosezioni, per la gestione di sentieri gastronomici e per la formazione delle guide e dei rifugisti, con il Parco delle Orobie Bergamasche, l’istituto Alberghiero di San Pellegrino Terme e la Comunità Montana Valle Brembana.

Qualcuno a questo punto potrebbe chiedersi se dietro l’operazione FPO non ci sia la volontà di creare un nuove ente. Nel documento sigliato a S.Pellegrino si sgombera in anticipo il campo da ogni equivoco in proposito:

È bene sottolineare l’alto valore di questa aggregazione, realmente pensata e sviluppata dal basso, ovvero dalle aziende e dai consorzi/ presidi dei formaggi orobici senza la presenza e l’influenza di soggetti pubblici ed enti. L’intento ben preciso è infatti quello di non voler creare un nuovo ente, bensì una “massa critica” operativa, che porti avanti gli obiettivi condivisi per la crescita delle aziende e per la loro sopravvivenza futura. Questo momento segna un passo storico importante non solo nello specifico panorama caseario, ma anche nel contesto montano.

Nessuna sostituzione con le istituzioni da parte dei FPO, ma anche la piena consapevolezza che oggi le imprese, soprattutto in territori fragili come le Terre Alte, devono operare in rete, aprirsi alla collaborazione orizzontale con imprese di diversi comparti economici ma anche con i soggetti culturali e le stesse istituzioni non limitatamentealla realizzazione di progetti e di iniziative temporanee ma come modus operandis ordinario.  Senza dimenticare l’obiettivo primario delle imprese (garantire a sé stesse una sostenibilità economica) i FPO si propongono di coinvolgere nelle loro iniziative gli operatori di altri settori, a partire da quello turistico con il quale sono evidenti le numerose possibilità di sinergia.

Iniziative già avviate e una grande presenza a Expo 2015

Senza attendere la formalizzazione i FPO, attraverso l’associazione Fiera di S.Matteo che ha svolto il ruolo di incubatore del progetto, hanno già lanciato diverse iniziative anche in campo turistico (come quella dei percorsi brembani realizzati in collaborazione con la Comunità Montana). Sarà l’Expo 2015 a MIlano, però, il banco di prova della capacità dei FPO di svolgere a pieno il ruolo di ambasciatori del gusto di un territorio. Grazie ad unaccordo siglato con Slow Food subito dopo la  formalizzazione del documento costitutivo i FPO saranno presenti a Expo a partire dall’inaugurazione quando i 6 formaggi orobici per dieci giorni consecutivi costituiranno il tema delle degustazioni organizzate per le delegazioni internazionali nel padiglione Slow Food.  Questa occasione farà da volano alle proposte di visita lungo gli “Itinerari dei Principi delle Orobie” per tutta la durata del semestre Expo in forma di pacchetti e di escursioni organizzate (ma anche in forma di visite libere coadiuvate da appositi supporti informativi). Tali itinerari (a piedi, in MTB e in forma integrata con diversi mezzi di trasporto) si prefiggono di mettere in rete nuclei storici e altri elementi di interesse storico-culturale, rifugi, alpeggi, centri di produzione casearia. Ad essi si accederà anche dalla Valsassina e dalla Valtellina creando dei circuiti che mettono in relazione l’area delle Orobie occidentali con quella lariana, la Valtellina e Bergamo oltre che direttamente con Milano.

Tra i programmi dei FPO anche la partecipazione con un ruolo di spicco all’evento Terre d’Alpe che tra l’autunno 2014 e la primavera 2015 in prossimità di Expo si prefigge di portare – come è già successo con una prima edizione a Cuneo tra dicembre 2013 e febbraio 2014 – il mondo del pastoralismo e dell’alpeggio nelle città (in questo caso Bergamo e Brescia). Tutte queste iniziative saranno presentate in una conferenza stampa a Bergamo Città Alta nelle prossime settimane.

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Non tutti festeggiano la nuova “Legge sulla Montagna” piemontese

da Escolo de Sancto Lucio

(12.03.14) 20 sindaci dei piccoli comuni delle Terre Alte sono in rivolta e a guidarla è il sindaco di Entraque. 14 milioni alle Unioni, nulla ai comuni con le convenzioni. Palese ricatto per raggruppare i comuni in organismi controllati dai partiti con un “super sindaco” che lascia ai primi cittadini delle piccole comunità solo funzioni di rappresentanza

Gian Piero Pepino, sindaco di Entraque

Una pagina nera per il consiglio regionale del Piemonte quella scritta l’11 marzo. Con una forzatura indecente, un inciucio che puzza lontano un miglio, con consiglieri di maggioranza che si astengono o escono dall’aula per evitare le conseguenze (politiche e non solo) di una votazione che è una pugnalata alle spalle della montagna vera e che ha visto Forza Italia accodarsi al PD. Per le Terre Alte è venuto il momento di dire finalmente basta a destra, sinistra, centro, ai partiti italiani in blocco (Lega compresa).

Pessima figura del Consiglio Regionale piemontese, del centro-destra e anche della Lega che dopo tanti proclami non hanno il coraggio di opporsi ad una manovra della sinistra che va contro l’autonomia dei comuni e accentua la tendenza a cancellare l’identità delle comunità locali e a concentrare il potere in quelle caste locali che sono il terminale delle segreterie dei partiti e di interessi estranei al territorio (la vicenda biomasse speculative sta lì a dimostrarlo).

Quello che è succeso è che, nella seduta dell’11 marzo, il Consiglio Regionale, ha, approvato il Disegno di Legge n. 373 Legge sulla Montagna. Una legge per la quale il Consiglio Regionale , per effetto della sentenza del Consiglio di Stato di poche settimane fa, non era titolato a legiferare non risultando sostenibile accampare pretesi motivi di indifferibilità e di urgenza. Infatti il Piemonte una Legge sulla Montagna ce l’ha già: la LR 11 del 2012. E allora? Perché operare una forzatura così smaccata? Perché ci sono in gioco grossi interessi di potere, grossi interessi economici.

UNCEM, ANCI, Legautonomie (la “lobby della casta degli amministratori) e i partiti politici statalisti (in primis il PD, ma il centro-destra si accoda) intendono eliminare gli ultimi baluardi di autononia e democrazia: i comuni.

Il disegno è scoperto e non viene avanti neppure solo in Italia (è in atto persino nella senz’altro più democratica Svizzera). Si vuole concentrare il potere di amministrazione dei territori nelle mani di cerchie tecnocratiche, svincolate da mandati di rappresentanza democratica, svincolate da un mandato da parte delle comunità locali, da quelle unità primarie di organizzazione civile – prima ancora che politica-  che sono i comuni. I quali,  nonostante lo stato moderno li abbia gradualmente inquadrati nel suo apparato, sono anche incoercibile espressione della comunità.

Quanto messo in atto va nella direzione di un ulteriore processo di esproprio di autogoverno che, in Piemonte, è stato particolarmente precoce in forza del potere sabaudo. Va in direzione opposta a quanto, invece, appare oggi necessario di fronte alla crisi, che non è solo economica e sociale ma anche crisi di un modello istituzionale che ha trasferito troppe funzioni in capo alle istituzioni politiche formali togliendo alla società e ai “corpi intermedi” capacità di autogestirsi in modo flessibile, aderente ai bisogni reali, in modo meno burocratico e più economico. Che la sinistra perseveri in quella che è la propria ragione sociale è scontato, che la “destra” si accodi è solo riflesso della sua pochezza..

Casoni: “Un inciucio ai danni della montagna vera”

Solo William Casoni di Fratelli d’Italia, ex assessore alla montagna, ha il coraggio di votare apertamente contro mettendoci la faccia e restituendo un barlume di dignità a un consiglio regionale in un clima da fine impero e di accordi sotterranei tra i partiti.  Di questi sono probabilmente mallevadori gli assessori Riccardo Molinari e Gian Luca Vignale che hanno barattato sulla pelle dei territori più deboli.

Dentro FI e la Lega il dissenso si è espresso più con astensioni e uscite dall’aula che con aperti distinguo e dissociazioni proclamate. È lo stesso Casoni, che non esista a dichiarare che i piccoli comuni sono stati traditi dal centro-destra con un vero e proprio inciucio con il PD. Cosa arriverà in cambio non è dato di sapere.

Tra i fautori dell’inciucio di certo ha un ruolo chiave l’assessore Vignale che, di recente, in occasione del riparto del Fondo per la montagna, aveva concesso la non modica cifra di 45 mila euro all’Uncem (vai a vedere)

Qualcuno sospetta che ci possa essere un avvicendamento alla guida dell’Uncem. Ma se anche così fosse si tratterebbe di un piatto di lenticchie in quanto l’ente resterebbe saldamente in mano al PD, specie se la legge approvata oggi riuscirà a scansare i ricorsi e ed entrerà in vigore.

Qualcuno ritiene che abbiano pesato sulla posizione del centro-destra i sindaci dei grossi comuni (non sono tutti PD); se così fosse si confermerebbe l’eterna debolezza del centro-destra che sacrifica gli interessi strategici e delle proprie basi sociali e territoriali a quelli momentanei e personali. Cos’ un PD spappolato può continuare a far valere la propria egemonia.

Ad aggiungere amarezza (o rabbia a seconda dei casi) vi è, in ogni caso, anche un’ulteriore circostanza. raggiunti telefonicamente da sindaci ed esponenti locali valligiani gli esponenti del centro-destra avevano garantito che non avrebbero fatto passare la legge. Così hanno confermato solo inaffidabilità.

Un sindaco guida la rivolta diffidando il Consiglio regionale (e preparando il ricorso)

Gian Piero Pepino, sindaco di Entraque, nella lettera di diffida inoltrata al Consiglio Regionale per indurlo, senza successo, a desistere dall’approvazione del DDL n. 373,  ha usato parole molto chiare per delineare la nuova situazione in cui i comuni – sotto il ricatto finanziario – sono forzati. costretti ad entrare nelle Unioni montane, Unioni di comuni che fanno rivivere sotto mentite spoglie le vecchie e fallimentari Comunità Montane

Il disegno di svuotare di ogni ruolo i Sindaci legittimamente eletti, di ridurli a mere figure di rappresentanza che firmano le carte di identità e inviano la letterina di Natale ai loro Cittadini è sicuramente funzionale alla bramosia di potere degli organismi sopra citati e di altri che per questione di spazio ho omesso di citare, ma non potete anche pretendere di spacciarlo come un intervento a favore della Montagna o almeno non potete seriamente pensare che siamo tutti disposti a essere consapevoli complici di questo disegno scellerato“.

Il sindaco di Entraque incalza: “Secondo gli ispiratori del DL 373, dovremmo tutti aderire alle Unioni di Comuni, ovviamente se molto grandi è ancora meglio, per consentire ai potenti, o aspiranti tali, di turno di decidere nelle segreterie dei partiti o nei CAL o in qualche altro luogo della NON democrazia, chi sarà il “super sindaco” chiamato ad approvare le uniche cose che veramente interessano: gestione dell‘acqua, gestione dei rifiuti, produzione di energia nelle varie forme, gestione delle risorse (comunitarie, nazionali e regionali) destinate agli investimenti. Il DDL 373 serve sicuramente a costoro ma non serve alla Montagna e non serve a chi in montagna ci vive e ci lavora. Gli Enti che desiderano costituirsi in Unione Montana lo possono già fare oggi in base alla normativa statale e alla LR 11 2012 che è la Legge Regionale sulla Montagna del Piemonte“.

Pepino è stato seguito da altri 20 sindaci.

Comuni vasi di coccio

Che peso avranno nelle Unioni i comuni con poca popolazione ma un vasto territorio da gestire? La fine dei vasi di coccio. Le loro esigenze saranno automaticamente fatte passare in secondo piano rispetto a quelle di comuni con indici di montanità molto più bassi ma demograficamente più importanti, più vicini alla pianura e alle città e ai centri del potere. Una logica opposta a quella della giustizie e della solidarietà. Se qualche comune delle Terre Alte ha la fortuna di ricavare risorse significative dallo sfruttamento idroelettrico, esse finiranno nel calderone delle Unioni invece che essere utilizzate sul posto per controbilanciare lo svantaggio delle valli meno facilmente accessibili. Al di là di queste considerazioni politiche va detto che il pressing dell’Uncem si spiega anche con considerazioni molto più terra-terra.

L’Uncem è divenuta negli anni, come tanti enti in Italia, un’agenzia, un’azienda di servizi che campa (fa campare i suoi dirigenti e le cerchie collegate) vendendo agli enti locali servizi più o meno indispensabili. Essa vanta crediti per parecchie decine di migliaia di euro nei confronti delle Unioni dei comuni per corsi di formazioni (utili – a prescindere dagli obiettivi formativi – a distribuire un po’ di risorse ai giri clientelari).

Non serve particolare malizia per intuire che il singolo comunello difficilmente abbocca di fronte all’offerta di servizi da parte dell’Uncem o di altre agenzie. In un’Unione dove chi decide non deve spiegare di persona ai suoi cittadini ed elettori come spende i soldi in tempi di crisi, dove le decisioni sono demandate a figure tecniche (o pseudo tali) vicine o dentro le cerchie è più facile “vendere” servizi per l’automantenimento di caste e clientele.

Rigermoglia nelle Marche il grano saraceno di Teglio

da: Quaderni Valtellinesi

Un’esperienza di collaborazione tra Terre Alte che “fiorisce” tra Valtellina e i colli marchigiani

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(07.03.134)

In pochi anni da un chilo di semi si è giunti sull’alta collina di Isola del Piano, presso Urbino, a un raccolto di 11 quintali dello storico cereale valtellinese. La prospettiva è quella di fornire alla Valtellina farina e semente biologica, originaria del posto e cresciuta nell’incubatoio marchigiano.
Avviata frattanto nello stesso spirito in Valtellina il progetto “I sapori del vino”
di Dario Benetti
Si è svolta sabato 1° marzo 2014, presso la locanda dell’agriturismo Girolomoni a Montebello di Isola del Piano (Pesaro-Urbino) la “cena valtellinese”. Questa iniziativa che, da due anni, è ribadita, in ottobre, dalla cena marchigiana in Valtellina, viene organizzata dalla Cooperativa editoriale Quaderni Valtellinesi, dall’associazione Furfulera, dalla Fondazione Girolomoni e dalla rivista Mediterraneo Dossier.
La cena era dedicata alle eccellenze enologiche valtellinesi e al lavoro iniziato con produttori e sommelier, sul tema: i luoghi del vino. Un gruppo di lavoro permanente è nato in modo spontaneo intorno ad una idea. L’idea è che i luoghi e i nomi dei luoghi ci precedono e da essi dobbiamo imparare. Così, all’interno delle zone a denominazione di origine controllata si è andati alla ricerca dei nomi di tutte le sottozone e ci si è chiesti se questi nomi abbiano un rapporto con il sapore e il profumo del vino lì prodotto.
L’anno scorso la cena era stata invece dedicata al grano saraceno. Con riguardo a questo storico “granoturco”, che ha un ruolo importante nella gastronomia della Valtellina, un’importante collaborazione è infatti nata tra la Cooperativa agricola Girolomoni e la rivista Quaderni Valtellinesi . La Valtellina è una grande consumatrice di grano saraceno: quasi tutti i piatti della gastronomia locale sono prodotti con questa poligonacea dalle straordinarie qualità. Purtroppo, a partire dal secondo dopoguerra la produzione agraria alpina si è ridotta quasi a zero. Solo di recente la sua coltivazione in loco sta lodevolmente riprendendo, ma si è solo agli inizi.
Da tempo la Cooperativa Girolomoni ha rimesso a coltura oltre 300 ettari di alta collina con grani antichi coltivati in modo biologico, che vengono poi lavorati sul posto in un pastificio che dà lavoro a 40 persone. Sì è dunque pensato di unire queste due esigenze, partendo dalla semina di un chilo di grano saraceno proveniente da Teglio, la località valtellinese dove ancora il grano saraceno viene coltivato. Dopo alcuni anni il chilo è diventato un quintale, e quest’anno i quintali raccolti sono stati 11. La prospettiva è quella di fornire alla Valtellina farina e semente biologica, originaria del posto e cresciuta nell’incubatoio marchigiano.

Comunicato Alte Terre

Dronero, 6 marzo 2014

Associazioni e montanari delle valli torinesi e cuneesi si organizzano.

 

Mercoledì 5 marzo primo incontro a Espaci Occitan di Dronero dei rappresentanti di associazioni delle valli Pellice, Po’, Varaita, Maira, Grana, Stura e delle Langhe.

In un momento di grandi fragilità istituzionale, economica, sociale e internazionale pensiamo che le Alte Terre possano contribuire in modo significativo a pensare un avvenire possibile e gli appuntamenti elettorali prossimi, elezioni europee, regionali e comunali, sono una occasione unica per ridiscutere i rapporti tra Monte e Piano e tra Contado e Città.

Per questo le associazioni presenti all’incontro tenutosi a Espaci Occitan mercoledì 5 marzo hanno convenuto di darsi una organizzazione trasversale alle valli per formulare proposte e organizzare il confronto con i partiti e i candidati che si confronteranno nelle elezioni.

Riteniamo indispensabile creare un ponte tra le istituzioni e la base, gli abitanti delle Alte Terre, per cercare di innescare dinamiche propositive e virtuose e pensare assieme ad un avvenire possibile.

Si è deciso di costituire il “Consiglio delle Alte Terre” aperto alle associazioni presenti sul territorio e al contributo di tutti i montanari.

A presto l’organizzazione di incontri con candidati e partiti che competeranno alle elezioni prossime, un dialogo costruttivo che si terrà aperto nel tempo.