Archivio mensile:aprile 2014

Dichiarazione di Poschiavo sui Grandi Predatori

 Per una campagna e una montagna europee libere dai grandi predatori

pubblicato il testo ufficiale della Dichiarazone di Poschiavo nelle tre versioni italiana, francese, tedesca. E inoltre in versione inglese

Con la partecipazione di esperti e di associazioni di allevatori di montagna provenienti da Grigioni, Vallese e Ticino (Svizzera), Piemonte, Lombardia e Trentino Alto Adige/Südtirol e Veneto (Italia), Provenza-Costa Azzurra (Francia), sotto l’égida dell’Associazione per un Territorio senza Grandi Predatori, AGsenzaGP, lo scorso 29 marzo ha avuto luogo a Poschiavo / Le Prese (Grigioni) un interessante e significativo incontro di testimonianze internazionali sul problema della ritorno dei grandi carnivori sulle Alpi e in altre regioni montane dell’Europa Occidentale; e sulle sue conseguenze per chi abita in montagna e vive della montagna. Il ritorno incontrollato sulle Alpi dei grandi predatori allunga infatti ombre sul futuro della montagna non solo come meta sportiva e turistica ma innanzitutto come luogo di vita e di lavoro per chi sulla montagna vive e lavora da sempre. Il problema è ormai all’attenzione delle più grandi organizzazioni di promozione e di rappresentanza del mondo alpestre e rurale europeo

Si vedano in proposito: il documento di base (Positions Papier) “Wolf/loup” pubblicato lo scorso 21 gennaio dal Gruppo Svizzero per le Regioni di Montagna, SAB; il comunicato dal titolo “Manifesto grandi carnivori, l’Ue dimentica l’agricoltura” diffusolo scorso 27 febbraio dalla Confederazione nazionale dei Coltivatori Diretti, Coldiretti, di gran lunga la maggiore organizzazione di rappresentanza dei contadini italiani; il comunicato congiunto siglato lo scorso 5 marzo in Francia dalla Confédération paysanne, dalla Fédération Nationale Ovine de la FNSEA, e da altre associazioni che nel loro insieme rappresentano tutto il mondo francese della pastorizia e dell’allevamento.

Al termine del convegno i partecipanti hanno sottoscritto una “Dichiarazione di Poschiavo per una montagna e una campagna europee libere dai grandi predatori” di cui pubblichiamo qui di seguito il testo ufficiale in italiano, tedesco e francese (è imminente anche una traduzione in inglese).

Associazioni e persone che vogliano aderirvi lo possono fare inviando a tal fine un messaggio all’Associazione per un Territorio senza Grandi Predatori, ATsenzaGP, Poschiavo (Svizzera) ATsenzaGP, fermo posta CH – 7742 Poschiavo, www.atsenzagp.org info@atsenzagp.org

 

Dichiarazione di Poschiavo  per una montagna e una campagna europee libere dai grandi predatori

Riuniti a Poschiavo / Le Prese su invito e per iniziativa dell’Associazione per un Territorio Senza Grandi  Predatori, ATsenzaGP, i sottoscritti pastori, alpigiani, esperti della società e dell’economia delle terre alte, abitanti e frequentatori delle Alpi e delle campagne europee preoccupati per il ritorno incontrollato sulle Alpi  dei grandi predatori che allunga ombre sul futuro della montagna non solo come meta sportiva e turistica ma  innanzitutto come luogo di vita e di lavoro per chi sulla montagna vive e lavora da sempre.
Prendendo esempio dalla presa di posizione di AmaMont (Associazione Amici degli Alpeggi e della Montagna dell’Arco alpino europeo) con la sua lettera al Governo del Cantone dei Grigioni del 6 agosto 2012, e confortati nel vedere come ad analoghe conclusioni siano recentemente giunte le più grandi  organizzazioni di promozione e di rappresentanza del mondo alpestre e rurale europeo, e in particolare:

– il Gruppo Svizzero per le Regioni di Montagna, SAB, con il suo documento di base sul lupo dello scorso 21 febbraio,
– La Confederazione nazionale dei Coltivatori Diretti, Coldiretti (Italia), con il suo comunicato dal titolo “Manifesto grandi carnivori, l’Ue dimentica l’agricoltura” dello scorso 27 febbraio
– La Confédération paysanne, la Coordination Rurale, la Fédération Nationale Ovine, la FNSEA, les Jeunes Agriculteurs, Eleveurs et Montagnes et des associations françaises de protection du  pastoralisme e altre associazioni che nel loro insieme rappresentano in Francia tutto il mondo della  pastorizia e dell’allevamento, con il loro comunicato congiunto dello scorso 5 marzo
Dichiarano che:

diversamente da quando vennero siglati accordi internazionali e stabilite politiche di protezione con l’intento di evitare l’estinzione dei grandi carnivori europei, oggi a rischio di estinzione in Europa non sono più i lupi, gli orsi e le linci bensì i pastori e gli allevatori di montagna;

il ritorno indiscriminato del lupo come pure dell’orso e di altri grandi predatori sulle montagne e nella  campagne europee è incompatibile con la presenza dell’uomo, e quindi pregiudica il presente e il futuro

delle popolazioni che vi abitano e vi lavorano, nonché la funzione turistica di tali territori da parte delle popolazioni urbane;

l’imposizione per legge e con politiche pubbliche – a prescindere dalla volontà delle popolazioni direttamente  coinvolte — della vicinanza tra grandi carnivori e abitanti delle terre alte oggi, e domani anche delle campagne di pianura, è un’iniziativa autoritaria presa dagli Stati e dall’Unione Europea sulla testa delle  popolazioni interessate. Un’iniziativa presa sotto la pressione di sentimenti non a caso diffusi soltanto tra gli  abitanti delle grandi aree urbanizzate che non possono perciò avere adeguata esperienza e che non hanno  adeguata informazione sulla realtà della compresenza di uomini e grandi carnivori sul medesimo territorio.
Un’iniziativa che, nella misura in cui avesse successo, equivarrebbe a un decreto di espulsione della gente  delle Alpi e delle altre terre alte dalle sue sedi ancestrali.
chiedono pertanto fermamente che:
1. si stabilisca il principio che i problemi derivanti ad ogni livello dalla prossimità tra fauna selvatica, vita  umana e attività agro-pastorali vengano d’ora in avanti affrontati non come corollari all’interno di programmi di protezione della fauna selvatica stessa bensì ab origine in sede politica, e con  l’inderogabile partecipazione di rappresentanze delle popolazioni e delle categorie direttamente  interessate, dei pastori, degli allevatori nonché di esperti di loro fiducia.
2. la Convenzione di Berna per la protezione grandi predatori, particolarmente del lupo e dell’orso venga  rinegoziata, in particolare l’art. 22 della Convenzione affinché gli Stati firmatari possano modificare a  loro volontà le relative riserve delle specie protette dalla Convenzione e con ciò adottare la normativa  alla reale dinamica della specie;

3. il Manifesto sui Grandi Carnivori della Commissione dell’Ue attualmente in consultazione venga ritirato  e un suo nuovo testo venga redatto con l’attivo contributo di esperti indicati dalle organizzazioni dei contadini, degli allevatori e dei cacciatori;

4. la congruità in genere della vigente legislazione e delle vigenti politiche pubbliche ambientali ad ogni  livello venga verificata con l’attivo contributo di esperti indicati dalle organizzazioni dei contadini, degli allevatori e dei cacciatori;
5. gli Stati si assumano l’intera responsabilità dell’introduzione dei grandi predatori sull’arco alpino, con  tutti gli effetti collaterali derivanti, senza pretendere diappellarsi, come accade in Svizzera, a un  principio del diritto romano oggi superato: quello secondo cui i grandi predatori viventi sarebbero “res  nullius”•. Nella condizione moderna infatti, la fauna selvatica sussiste soltanto perché protetta e gestita  dagli Stati, che quindi ne sono detentori responsabili a norma dei codici di diritto civile non meno di  quanto analogamente sono responsabili per ciò che li concerne i detentori di animali domestici
6. non si consideri come risolutiva la formula dell’indennizzo a mezzo di assicurazioni dei danni causati  dalle predazioni dei carnivori poiché con tale formula in primo luogo restano scoperti i danni indiretti,  spesso più gravi di quelli diretti; e in secondo luogo la responsabilità civile in materia dell’Unione  Europea (nel caso dei Paesi che ne fanno parte), dello Stato e degli altri enti di governo del territorio  eventualmente coinvolti diventano de facto inoppugnabili.

Poschiavo (Grigioni, Svizzera), 29 marzo 2014
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Déclaration de Poschiavo pour une montagne et une campagne  européenne libre de grands prédateurs

Sur invitation et à l’initiative de l’Association pour un Territoire sans Grands Prédateurs, ATsenzaGP, se sont  réunis à Poschiavo / Le Prese les soussignés bergers, montagnards, spécialistes de la société et de l’économie des hautes terres, habitants et familiers des Alpes et des campagnes européennes préoccupés  par le retour incontrôlé des grands prédateurs dans les Alpes dont les ombres planent sur l’avenir de la  montagne, pas seulement comme lieu d’activités sportives et touristiques mais d’abord et avant tout comme  lieu de vie et de travail pour ceux qui vivent et travaillent depuis toujours en montagne.
En prenant exemple sur la prise de position de AmaMont, (Association des Amis des Alpages et de la  Montagne de l’Arc alpin européen), avec sa lettre du 6 août 2012 au Gouvernement du Canton des Grisons, et confortés par le fait que les plus grandes organisations de promotion et de représentation du monde alpin et rural européen en sont récemment arrivées aux mêmes conclusions, en particulier :

– le Groupe Suisse pour les Régions de Montagne, SAB, avec son document sur les loups du 21 février  2014
– la confédération nationale des agriculteurs, Coldiretti (Italie), avec son communiqué intitulé « Manifeste  Grands Carnivores, l’UE oublie l’agriculture » du 27 février 2014
– la Confédération Paysanne, la Coordination Rurale, la Fédération Nationale Ovine, la FNSEA, les Jeunes  Agriculteurs, Eleveurs et Montagnes, et des associations françaises de défense du pastoralisme, et d’autres,  qui dans leur ensemble représentent en France tout le monde du pastoralisme et de l’élevage, avec leur   communiqué commun du 5 mars 2014  déclarent que :  à la différence de l’époque où des accords internationaux furent signés et des politiques de protection  décidées dans le but d’éviter l’extinction des grands carnivores européens, aujourd’hui ce ne sont plus les  loups, les ours et les lynx qui sont en danger d’extinction en Europe, mais bien les bergers et les éleveurs de montagne ;
le retour aveugle du loup, comme celui de l’ours et d’autres grands prédateurs en montagne et dans les  campagnes européennes est incompatible avec la présence de l’homme, et donc nuit au présent et au futur  des populations qui y vivent et y travaillent et même à la fonction touristique de ces territoires pour les populations urbaines ;
l’imposition par des lois et par des politiques publiques – sans tenir compte de la volonté de populations  directement concernées – de la proximité entre grands carnivores et habitants des hautes terres aujourd’hui,  et des campagnes de plaine demain, est une initiative autoritaire des Etats et de l’Union Européenne prise  dans le dos des populations concernées. Une initiative prise sous la pression de sentiments qui sont, ce  n’est pas un hasard, surtout répandus chez les habitants des grandes zones urbaines, qui de ce fait ne  peuvent pas avoir l’expérience appropriée et ne disposent pas d’informations objectives sur la réalité de la  coprésence des hommes et des grands carnivores sur un même territoire. Une initiative qui, dans la mesure où elle aboutirait, équivaudrait à un décret d’expulsion des gens des Alpes et des hautes terres de leur lieu  de vie ancestral en conséquence demandent fermement que :
1. on établisse le principe que les problèmes posés à tous les niveaux par la proximité entre faune sauvage,  vie humaine et activités agro-pastorales ne soient plus dorénavant abordés comme corollaires à l’intérieur  des programmes de protection de la faune sauvage elle-même mais plutôt dés le départ au siège politique, donc avec la participation inéluctable des représentants des populations et des catégories directement  concernées, bergers et éleveurs, ainsi que d’experts de leur choix ;
2. la convention de Berne pour la protections des grands prédateurs, en particuliers du loup et de l’ours, soit  renégociée, notamment l’art.22 de la Convention afin que les Etats signataires puissent à volonté modifier les réserves relatives aux espèce protégées par la Convention et adaptent la règlementation à la dynamique  réelle des espèces ;
3. le Manifeste sur les Grands Carnivores de la Commission de l’UE actuellement en phase de consultation  soit retiré et qu’un nouveau texte soit rédigé avec la contribution active d’experts désignés par les organisations d’agriculteurs, d’éleveurs, et de chasseurs ;
4. l’adéquation de la législation en vigueur et des politiques publiques environnementales à tous les niveaux  soit vérifiée avec la contribution active d’experts désignés par les organisations d’agriculteurs, d’éleveurs, et de chasseurs ;
5. les Etats assument l’entière responsabilité de l’introduction de grands prédateurs dans l’arc alpin, avec  tous les effets secondaires qui s’en suivent, sans prétendre, comme en Suisse, en appeler à un principe de droit romain aujourd’hui dépassé : celui selon lequel les grands prédateurs vivants seraient « res nullius »  (biens sans maître). Dans la condition moderne, la faune sauvage subsiste parce qu’elle est protégée et  gérée par les Etats qui en sont donc les détenteurs responsables en regard des codes de droit civil, tout  comme sont responsables pour ce qui les concernent les détenteurs d’animaux domestiques ;
6. la formule d’indemnisation par des assurances pour les dommages causés par la prédation des  carnivores ne soit pas considérée comme résolutoire ; car, en premier lieu, avec une telle formule les  dommages indirects souvent plus graves que les directs ne sont pas couverts, et en second lieu, la  responsabilité civile en la matière de l’Union Européenne (pour les Pays qui en font partie), de l’Etat et  d’autres organismes de gestion du territoire éventuellement impliqués devient, de fait, inopposable.

Poschiavo, (Les Grisons, Suisse), le 29 Mars 2014

Erklärung von Poschiavo
für einen Berggebiet und eine Landschaft in Europa
ohne Grossraubtiere

Die Vereinigung Lebensräume ohne Grossraubtiere (ATsenzaGP) (VL ohne GR) Hirten, Bergbauern,  Wirtschaft- und Gesellschaftsexperte der „Alte Terre“, Bewohner und Gäste der Bergregionen und der  europäischen Landschaften als Unterzeichner, sind bestürzt und verunsichert in Bezug auf die  unkontrollierte Rückkehr der Grossraubtiere in den Alpen. Diese trafen sich kürzlich in Poschiavo / Le Prese.
Die Angelegenheit wirft Schatten auf die Zukunft der Berggebiete, nicht nur als Sport- und  Touristenregionen, und vor allem auch als Wohn- und Arbeitsort für Leute, die hier seit jeher leben und  arbeiten.
In Anlehnung an die Stellungnahme von AmaMont (Verein Freunde der Berggebiete im europäischen Alpenraum), mit seinem Brief vom 06. August 2012 an die Regierung des Kantons Graubünden, angeregt
durch die Feststellung, wie grosse Organisationen zur Förderung und Vertretung der Alpenwelt und der  ländlichen Gebiete auch zu ähnlichen Schlussfolgerungen gekommen sind, und insbesondere:

– Die Schweizer Institution für die Berggebiete SAB, mit seinem Grundlagedokument bezüglich Wolf  vom 21. Februar 2014,
– Die nationale Vereinigung der Landwirte, Coldiretti (Italien), mit seiner Pressemitteilung unter dem Titel “Manifest Grossraubtiere, die EU vergisst die Landwirtschaft” vom 27. Februar 2014,

– La Confédération paysanne, la Fédération Nationale Ovine de la FNSEA, les Jeunes Agriculteurs,  Eleveurs et Montagnes und andere Verbände, welche in Frankreich alle zusammen den  Weidewirtschaft-Bereich und die Schafzucht, mit ihrer gemeinsamen Erklärung vom 05 März 2014
vertreten,  erklären, dass:  anders als was in internationalen Vereinbarungen unterzeichnet wurde und die Schutzpolitik festgelegt hatte,  die Absicht, das Auslöschen der Grossraubtieren in Europa zu verhindern, dazu führt, dass heute in Europa nicht mehr die Wölfe, die Bären und die Luchse, sondern Hirten und Bergbauern vom Aussterben bedroht sind;  die eigenmächtige Rückkehr des Wolfes, sowie auch der Bären und anderen Grossraubtieren im Berggebiet  und in den europäischen Landschaften, ist mit der Anwesenheit des Menschen unvereinbar, und somit wird  das aktuelle Dasein und die Zukunft der Menschen die dort leben und arbeiten im negativem Sinne beeinflusst; dasselbe gilt auch für die touristische Nutzung dieser Gebiete durch die Stadtbevölkerung;
die Auferlegung von Recht und öffentlicher Ordnung – gegen den Willen der Menschen, die direkt betroffen  sind – die erzwungene Nachbarschaft von Grossraubtieren mit den Bewohnern im Berggebiet heute und  morgen dann auch im Flachland, ist eine anmassende Initiative der Staaten und der “Europäischen Union“,  gegen die betroffene Bevölkerung. Eine Initiative, welche unter dem Druck der Grossstädte entstanden ist, die daher keine entsprechende Erfahrung besitzen und auch nicht über ausreichende Informationen  bezüglich Realität, bei der Anwesenheit von Menschen und Grossraubtieren auf dem gleichen Territorium  besitzen. Eine Initiative, falls sie Erfolg erlangen würde, gleichbedeutend wäre mit einem Dekret zur Vertreibung der Menschen von den Alpen und vom Hochland, also aus ihren angestammten Standorten. verlangen mit Überzeugung:

1. es soll ein Grundsatz abgefasst werden , wonach die Probleme, die auf allen Ebenen mit der Nähe der Tierwelt, das menschliche Leben und den Aktivitäten der Bergbauern entstehen, künftig nicht als absolute Programme zum Schutz gegen Grossraubtieren gesehen werden, sondern von Anfang an,  eine Politik mit der verbindlichen Teilnahme von Vertretern der Bevölkerung und Institutionen, die direkt  betroffenen sind, d.h. Hirten, Landwirte und Züchter, sowie Experten ihrer Wahl anzubinden.

2. die Berner Konvention zum Schutze der Grossraubtiere, insbesondere des Wolfes und des Bären ist  neu zu verhandeln, allenfalls zu revidieren, insbesondere Art. 22 der Berner Konvention, damit die  Unterzeichner-Staaten die Vorbehalte nach ihrem Willen bezüglich der geschützten Arten verändern können und die entsprechende Reglementierung dynamisch der effektiven Artenvielfalt realistisch  anpassen können;

3. das Manifest der EU-Kommission über die Grossraubtiere, welcher zurzeit bearbeitet wird, ist  zurückzuziehen und mit einem neuen Text, verbunden mit dem aktiven Beitrag von Experten, die von den Organisationen der Bergbauern, Viehzüchtern und Jägern definiert werden.

4. die Angemessenheit der bestehenden Gesetzgebung im Allgemeinen und die geltende Umwelt-Politik  auf allen Ebenen, sollten mit dem aktiven Beitrag der Experten und durch die Organisationen der  Bergbauern, Viehzüchtern und Jägern nominiert werden;

5. die Staaten übernehmen die volle Verantwortung für die Einführung von Grossraubtieren in den Alpen,  mit allen möglichen Nebenwirkungen, ohne sich am heute belanglosen Grundsatz des römischen  Rechts zu stützen, wie es in der Schweiz zurzeit aber immer noch üblich ist: Die lebenden  Grossraubtiere als “res nullius” zu klassifizieren. In der Tat kann der moderne Sachverhalt nur  existieren, weil die Tierwelt von den Staaten geschützt und verwaltet werden, die dann in Übereinstimmung mit dem heutigen Zivilrecht, nicht minder verantwortlich als Halter von Haustieren sind;

6. nicht als entscheidend zu betrachten ist die Formel der Entschädigung durch die Versicherungen, für  Schäden, welche durch Grossraubtiere verursacht worden sind. Es bleiben aber die indirekten Schäden  unbedeckt, welche öfters gravierender sind als die direkten Schäden. Zweitens kann die zivilrechtliche Haftung der Europäischen Union, der Staaten (im Falle der teilhabenden Länder) und anderen Regierungsstellen, welche involviert sind, in der Tat nicht bestritten werden.

Poschiavo (Graubünden, Schweiz), 29. März 2014

 

Poschiavo Declaration for European mountain and countryside areas free from large predators

On the invitation and at the initiative of the Associazione per un Territorio senza Grandi Predatori (Association for a Territory Without Large Predators), ATsenzaGP, the undersigned shepherds, mountaineers, experts in highland society and economics, residents and frequenters of the Alps and European countryside, met in Poschiavo / Le Prese (Switzerland), to share concerns about the uncontrolled return of large predators to the Alps which is threatening the future of the mountains not only as a recreational amenity and tourist destination but above all as a place to live and work for those whose livelihood is permanently linked to the mountains.

The undersigned, encouraged by positive outcomes recently reached among prominent organizations in the world of European Alpine and rural promotion and representation, in particular:

SAB – the Swiss Group for mountain regions, with its working document on the wolf of last January 21

The Confederazione Nazionale dei Coltivatori Diretti, Coldiretti (Italy), with its statement entitled “Manifesto large carnivores, the EU is forgetting agriculture” of last February 2

The Confédération paysanne, the Coordination Rurale, the Fédération Nationale Ovine, the FNSEA, the Jeunes Agriculteurs, Eleveurs et Montagnes, associations for the defence of pastoralism and other bodies which together represent the entire farming and livestock sector in France, with their joint communiqué of last March 5

Declare that:

the situation has changed since international agreements were signed and protection policies established to avoid large carnivores becoming extinct in Europe; today Europe’s wolves, bears and lynxes are no longer at risk of extinction, rather it is Europe’s mountain shepherds and farmers who are facing that risk;

the indiscriminate return of the wolf, bear and other large predators to Europe’s mountains and rural areas is incompatible with the presence of humans, and thus harms the present and future livelihood of the people who live and work there, as well as the amenities of those territories for urban populations;

by enforcing laws and public policies that dictate the proximity of large carnivores to the inhabitants in the highlands today, and also on the lower plains tomorrow – regardless of the will of the people directly involved – Member States and the European Union have adopted an authoritarian stance, over the heads of the populations concerned. This initiative was taken under the pressure of feelings which not by chance are widespread among residents of large urban areas; such people cannot, therefore, possess the necessary experience nor adequate information about the reality of the presence of humans and large carnivores in the same territory. This initiative, if it succeeds, would act like a decree to expel the people of the Alps and other highland areas from their ancestral homes.

They therefore ask insistently that:

1. it be established as a principle that any problems arising at any level from the proximity of wildlife to human life and agro-pastoral activities be addressed henceforth not as corollaries within the same wildlife protection programs, but ab origine in a political forum, and with the mandatory participation of representatives of the populations and categories directly concerned, of shepherds, farmers and their chosen experts.

2. the Berne Convention on the Conservation of European Wildlife and Natural Habitats, particularly regarding the wolf and bear, be renegotiated; and in particular that article no. 22 be adapted to allow signatory States to freely modify the reserves established for the species protected by the Convention, adapting the legislation to their actual circumstances;

3. the European Commission’s Manifesto for Large Carnivore Conservation in Europe currently under consultation be withdrawn, and a new text be drafted with the active contribution of experts indicated by farmers’, herders’ and hunters’ organizations;

4. the general appropriateness of existing environmental legislation and public policies at all levels should be verified with active contributions from experts chosen by farmers’, herders’ and hunters’ organizations;

5. the States take full responsibility for the presence of large carnivores in the Alps, and for all effects arising there from, without claiming to appeal, as is the case in Switzerland, to an outdated principle of Roman law: that living predators are “res nullius“. In fact, nowadays, wild animals survive only because they are managed and protected by the States, who therefore are their keepers, and who therefore should be liable under civil law in the same way that keepers of domestic animals similarly are liable for their property;

6. insurance compensation formulas not be considered as a means to resolve issues relating to damages caused by the predations of carnivores, because with such formulas i) indirect damages remain uncovered, which are often more serious than direct damages; and ii) the relevant legal responsibilities of the European Union (in the case of EU countries), the State and any other local government entities involved are de facto settled.

Poschiavo (Grisons, Switzerland), March 29, 2014

 

 

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Provincia di Verona: catturare e spostare il branco della Lessinia

Non sono più solo gli allevatori a chiedere di catturare e trasferire i lupi della Lessinia. Non sono più solo gli allevatori a sostenere che le recinzioni elettriche e il ricovero notturno dei capi non risolvono il problema della predazione. E la cosa importante è che sia un ente italiano a prendere per la prima volta una posizione coraggiosa sul tema. In Europa vi sono parchi, parlamenti nazionali, persino leader ecologisti che sostengono che l’allevamento delle aree montane e collinari non deve essere distrutto per un sacrificio rituale offerto al totem del lupo, simbolo della rivincita della natura. In Italia è molto più difficile contrastare l’ideologia urbana dominante (che “difende” la natura solo contro contadini e pastori ma che è pronta a piazzare impianti industriali inquinanti nei parchi e a tracciare autostrade ovunque appena se ne presenta l’occasione).

Se la provincia di Verona è stata la prima a esprimersi senza ipocrisie contro il lupo è perché le montagne a nord di Verona sono utilizzate da molte aziende zootecniche di vacche da latte. La presenza dei lupi è incompatibile con la struttura agricola. Pochi boschi, tanti prati. I lupi attaccano i giovani bovini causando perdite. La mozione rappresenta un atto politico significativo anche perché si chiede che la Lessinia, le montagne veronesi siano escluse dal progetto Wolf Alp che con la dotazione di 7,3 milioni di euro si propone di favorire la diffusione del lupo su tutte le Alpi. Non avevano aderito la Regione autonoma Valle d’Aosta e la Provincia autonoma di Bolzano dove UV e SVP sostengono il mondo agricolo in modo coerente.

fonte: http://www.larena.it/stories/Home/691778_la_provincia_chiede_di_spostare_i_lupi/?refresh_ce&scroll=456

La Provincia chiede di spostare i lupi

La decisione votata a maggioranza con l’astensione del centrosinistra: «I terreni sono vocati al pascolo per mandrie e greggi e la parte boschiva è ridotta»


«Fuori i lupi dalla Lessinia». Essi «vanno trasferiti per iniziativa della Regione in località più adatta, e se ritornano si provveda nuovamente all’espulsione incruenta»: questo raccomanda la mozione votata ieri pomeriggio a maggioranza dal Consiglio provinciale (con l’astensione del Partito democratico, dell’Italia dei valori e di Francesca Zivelonghi del centrodestra), che era stata presentata a firma del consigliere della Lega nord Adelino Brunelli e sottoscritta anche da Lucio Campedelli, Domenico Dal Cero e Claudio Melotti.

Nella mozione si chiede che il presidente Giovanni Miozzi e la giunta provinciale «si impegnino a far sì che il Parco naturale regionale della Lessinia sia escluso dalle aree di applicazione del progetto Life WolfAlps finanziato dall’Unione Europea; che contestualmente in Regione si trovino misure idonee affinché gli esemplari di lupo presenti sul territorio siano spostati fuori dal Parco in un’area realmente adeguata e che si realizzino misure per cui in caso di ritorno del lupo in Lessinia si provveda nuovamente allo spostamento incruento».

Una delibera dello stesso tenore è stata depositata in Comunità montana della Lessinia perché sia discussa e votata nel primo Consiglio utile.

Nella mozione approvata e nella delibera si sostiene che la legge istitutiva del Parco «non consente l’introduzione di specie animali e vegetali che possano creare alterazioni dannose»; che il resoconto del monitoraggio sul lupo effettuato nel 2013 ha riscontato «rilevante differenza tra predazioni a carico della fauna selvatica rispetto alle predazioni sul bestiame domestico» e che ci sono circa 300 firme di allevatori e operatori turistici della Lessinia a sostegno di una petizione in cui è chiesto di riconsiderare l’inserimento del lupo in Lessinia.

A conforto di questa tesi ci sono le considerazioni sulla vocazione turistica dell’altopiano veronese e il fatto che i terreni della Lessinia sono per la maggior parte di proprietà privata, non demaniali, vocati al pascolo e all’alpeggio per mandrie e greggi appartenenti a una filiera di prodotti unici, mentre la parte boschiva è notevolmente ridotta rispetto alle altre aree che partecipano al progetto Life WolfAlps. Si lamenta che gli allevatori non sono stati mai stati coinvolti nelle decisioni relative all’inserimento del lupo e si sottolinea che la tutela delle attività silvo pastorali è prioritaria ma rischia di essere vanificata, come tutti gli sforzi per la promozione dei prodotti e del Parco. Nella mozione vengono considerate inapplicabili le misure per la tutela del bestiame, come le reti elettrificate o il ricovero notturno dei capi.

Anna Maggio, comandante della polizia provinciale, e il faunista Ivano Confortini ascoltati in Commissione quarta e sesta, hanno precisato che la gestione dei grandi carnivori è di competenza regionale, non provinciale e comunque i trasferimenti di fauna selvatica sono programmati secondo rigidi protocolli approvati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale: «Avvengono solo per casi di grave criticità e pericolosità accertata e devono essere pianificati dalla Regione», ha spiegato Maggio, ricordando che la Provincia ha anche inviato due suoi agenti per un corso di formazione sul monitoraggio e gestione del lupo organizzato in Piemonte dalla Regione in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato.

Silvia Allegri, consigliere provinciale del Partito democratico e vicepresidente del Parco naturale della Lessinia, ha motivato l’astensione del Pd con il fatto che «la mozione così com’è stata scritta non dà nessuna idea propositiva e non risolve il problema».

Allegri aveva lamentato in commissione che non era stato accolto dal Consiglio il suo emendamento al bilancio in cui chiedeva «di mediare e coordinare le attività, ascoltando le esigenze degli allevatori e allo stesso tempo consultando esperti di animali selvatici». E aveva criticato la mozione: «Dovremmo votare una strada giuridicamente impraticabile. Ma le risposte dagli esperti ci confermano che il lupo non può essere esportato, non può essere ucciso, ma va gestito, garantendo agli allevatori i rimborsi».

Vittorio Zambaldo

 

Per una montagna e una campagna europee libere da grandi predatori

(02.04.14) Sabato 29 marzo delegazioni di associazioni pastoraliste e pro montagna di Svizzera,  Francia e Italia hanno approvato una risoluzione comune sul problema del ritorno dei grandi predatori

L’incontro di Poschiavo, località di collegamento culturale tra a Sud e Nord dell’arco alpino, ha rappresentato una tappa significativa per le associazioni che difendono il pastoralismo e chi abita in montagna. La chiara ed articolata presa di posizione sul problema “grandi predatori” si affianca, integrandola, alle prese di posizione di importanti organizzazioni agricole. D’ora in avanti sarà più difficile per le organizzazioni animal-ambientaliste e per gli organismi istituzionali a livello nazionale ed europeo che si occupano di “ambiente” ignorare quanto sostengono i legittimi portatori di interessi. Sarà più difficile proseguire una politica tecnocratica della diffusione di orsi, lupi e linci gestita dalle autorità e dalle agenzie pubbliche sulla base delle unilaterali considerazioni scientifiche e delle visioni degli esperti “protezionisti”, senza ascoltare le popolazioni, le rappresentanze economiche e tecniche del mondo del pastoralismo e dei montanari

Con la partecipazione di esperti e di associazioni di allevatori di montagna provenienti da Grigioni, Vallese e Ticino (Svizzera), Piemonte, Lombardia e Trentino Alto Adige (Südtirol) Veneto (Italia) e Provenza-Costa Azzurra (Francia), sotto l’égida dell’Associazione per un Territorio senza Grandi Predatori, AGsenzaGP, lo scorso 29 marzo ha avuto luogo a Poschiavo / Le Prese (Grigioni) un interessante e significativo incontro di testimonianze internazionali sul problema della ritorno dei grandi carnivori sulle Alpi e in altre regioni montane dell’Europa Occidentale; e sulle sue conseguenze per chi abita in montagna e vive della montagna.

Il ritorno incontrollato sulle Alpi dei grandi predatori allunga ombre sul futuro della montagna non solo come meta sportiva e turistica ma innanzitutto come luogo di vita e di lavoro per chi sulla montagna vive e lavora da sempre. Il problema è ormai all’attenzione delle più grandi organizzazioni di promozione e di rappresentanza del mondo alpestre e rurale europeo.

Si vedano in proposito:

il documento di base (Positions Papier) “Wolf/loup” pubblicato lo scorso 21 gennaio dal Gruppo Svizzero per le Regioni di Montagna, SAB;

il comunicato dal titolo “Manifesto grandi carnivori, l’Ue dimentica l’agricoltura” diffuso lo scorso 27 febbraio dalla Confederazione nazionale dei Coltivatori Diretti, Coldiretti, di gran lunga la maggiore organizzazione di rappresentanza dei contadini italiani;

il comunicato congiunto dello scorso 5 marzo di: Confédération paysanne, Fédération Nationale Ovine de la FNSEA, Solidarité pastorale, Association des pâtres de haute montagne, e delle associazioni per la difesa del pastoralismo e altri organismi che nel loro insieme rappresentano in Francia tutto il mondo della pastorizia e dell’allevamento .

Al termine del convegno i partecipanti hanno sottoscritto una “Dichiarazione di Poschiavo” (vedi sotto) per una montagna e una campagna europee libere dai grandi predatori”. Nel documento – di cui è imminente la pubblicazione in quattro lingue (italiano, tedesco, francese e inglese) – si rileva che “diversamente da quando vennero siglati accordi internazionali e stabilite politiche di protezione con l’intento di evitare l’estinzione dei grandi carnivori europei, oggi a rischio di estinzione in Europa non sono più i lupi, gli orsi e le linci bensì i pastori e gli allevatori di montagna”.

Si denuncia poi che “l’imposizione per legge e con politiche pubbliche – a prescindere dalla volontà delle popolazioni direttamente coinvolte – della vicinanza tra grandi carnivori e abitanti delle terre alte oggi, e domani anche delle campagne di pianura, è un’iniziativa autoritaria presa dagli Stati e dall’Unione Europea sulla testa delle popolazioni interessate. (…) Un’iniziativa che, nella misura in cui avesse successo, equivarebbe a un decreto di espulsione della gente delle Alpi e delle altre terre alte dalle sue sedi ancestrali” e una larvata forma di esproprio non indennizzato. La dichiarazione si conclude tra altro con la ferma richiesta “che i problemi derivanti ad ogni livello dalla prossimità tra fauna selvatica, vita umana e attività agro-pastorali vengano d’ora in avanti affrontati non come corollari all’interno di programmi di protezione della fauna selvatica stessa bensì ab origine in sede politica, e con l’inderogabile partecipazione di rappresentanze delle popolazioni e delle categorie direttamente interessate, dei pastori, degli allevatori nonché di esperti di loro fiducia”..

I firmatari della Dichiarazione chiedono inoltre che: “la Convenzione di Berna per la protezione del lupo e degli altri grandi carnivori venga rinegoziata; il Manifesto sui Grandi Carnivori della Commissione dell’Ue attualmente in consultazione venga ritirato e un suo nuovo testo venga redatto con l’attivo contributo di esperti indicati dalle organizzazioni dei contadini, degli allevatori e dei cacciatori; la congruità in genere della vigente legislazione e delle vigenti politiche pubbliche ambientali ad ogni livello venga verificata con l’attivo contributo di esperti indicati dalle organizzazioni dei contadini, degli allevatori e dei cacciatori”.

Le organizzazioni che hanno sottoscritto la Dichiarazione provvederanno al più presto a presentarla ufficialmente in sede politica ad ogni livello.

Hotel La Romantica alla frazione Le Prese di Poschiavo dove si è svolto l’incontro

Scarica le relazioni in formato pdf:


 

RISOLUZIONE DI POSCHIAVO

Riuniti a Poschiavo / Le Prese su invito e per iniziativa dell’Associazione per un Territorio Senza Grandi Predatori, ATsenzaGP, i sottoscritti pastori, alpigiani, esperti della società e dell’economia delle terre alte,  abitanti e frequentatori delle Alpi e delle campagne europee preoccupati per il ritorno incontrollato sulle Alpi  dei grandi predatori che allunga ombre sul futuro della montagna non solo come meta sportiva e turistica ma innanzitutto come luogo di vita e di lavoro per chi sulla montagna vive e lavora da sempre.

Prendendo esempio dalla presa di posizione di AmaMont (Associazione Amici degli Alpeggi e della  Montagna dell’Arco alpino europeo) con la sua lettera al Governo del Cantone dei Grigioni del 6 agosto  2012, e confortati nel vedere come ad analoghe conclusioni siano recentemente giunte le più grandi  organizzazioni di promozione e di rappresentanza del mondo alpestre e rurale europeo, e in particolare:

  •  il Gruppo Svizzero per le Regioni di Montagna, SAB, con il suo documento di base sul lupo dello  scorso 21 febbraio;
  • La Confederazione nazionale dei Coltivatori Diretti, Coldiretti (Italia), con il suo comunicato dal titolo “Manifesto grandi carnivori, l’Ue dimentica l’agricoltura” dello scorso 27 febbraio
  • La Confédération paysanne, la Fédération Nationale Ovine de la FNSEA, Solidarité pastorale, l’ Association des pâtres de haute montagne, delle associazioni per la difesa del pastoralismo e altri organismi che nel loro insieme rappresentano in Francia tutto il mondo della pastorizia e dell’allevamento, con il loro comunicato congiunto dello scorso 5 marzo.

Dichiarano che: diversamente da quando vennero siglati accordi internazionali e stabilite politiche di protezione con l’intento  di evitare l’estinzione dei grandi carnivori europei, oggi a rischio di estinzione in Europa non sono più i lupi,  gli orsi e le linci bensì i pastori e gli allevatori di montagna; il ritorno indiscriminato del lupo come pure dell’orso e di altri grandi predatori sulle montagne e nella  campagne europee è incompatibile con la presenza dell’uomo, e quindi pregiudica il presente e il futuro  delle popolazioni che vi abitano e vi lavorano, nonché la funzione turistica di tali territori da parte delle popolazioni urbane; l’imposizione per legge e con politiche pubbliche – a prescindere dalla volontà delle popolazioni direttamente  coinvolte — della vicinanza tra grandi carnivori e abitanti delle terre alte oggi, e domani anche delle  campagne di pianura, è un’iniziativa autoritaria presa dagli Stati e dall’Unione Europea sulla testa delle  popolazioni interessate. Un’iniziativa presa sotto la pressione di sentimenti non a caso diffusi soltanto tra gli  abitanti delle grandi aree urbanizzate che non possono perciò avere adeguata esperienza e che non hanno  adeguata informazione sulla realtà della compresenza di uomini e grandi carnivori sul medesimo territorio.  Un’iniziativa che, nella misura in cui avesse successo, equivarrebbe a un decreto di espulsione della gente  delle Alpi e delle altre terre alte dalle sue sedi ancestrali. chiedono pertanto fermamente che:

  1. si stabilisca il principio che i problemi derivanti ad ogni livello dalla prossimità tra fauna selvatica, vita umana e attività agro-pastorali vengano d’ora in avanti affrontati non come corollari all’interno di programmi di protezione della fauna selvatica stessa bensì ab origine in sede politica, e con l’inderogabile partecipazione di rappresentanze delle popolazioni e delle categorie direttamente  interessate, dei pastori, degli allevatori nonché di esperti di loro fiducia;
  2. la Convenzione di Berna per la protezione dei grandi predatori, in particolare del lupo e dell’orso, venga rinegoziata; e in particolare il suo articolo n. 22 venga rinegoziato così da consentire agli Stati firmatari di poter liberamente modificare le riserve stabilite per le specie protette dalla Convenzione adattando la normativa alla loro dinamica reale;
  3. il Manifesto sui Grandi Carnivori della Commissione dell’Ue attualmente in consultazione venga ritirato e un suo nuovo testo venga redatto con l’attivo contributo di esperti indicati dalle organizzazioni dei contadini, degli allevatori e dei cacciatori;
  4. la congruità in genere della vigente legislazione e delle vigenti politiche pubbliche ambientali ad ogni livello venga verificata con l’attivo contributo di esperti indicati dalle organizzazioni dei contadini, degli allevatori e dei cacciatori;
  5. gli Stati si assumano l’intera responsabilità dell’introduzione dei grandi predatori sull’arco alpino, con tutti gli effetti collaterali derivanti, senza pretendere di appellarsi, come accade in Svizzera, a un  principio del diritto romano oggi superato: quello secondo cui i grandi predatori viventi sarebbero “res nullius”. Nella condizione moderna infatti, la fauna selvatica sussiste soltanto perché protetta e gestita  dagli Stati, che quindi ne sono detentori responsabili a norma dei codici di diritto civile non meno di quanto analogamente sono responsabili per ciò che li concerne i detentori di animali domestici;
  6. non si consideri come risolutiva la formula dell’indennizzo a mezzo di assicurazioni dei danni causati dalle predazioni dei carnivori poiché con tale formula in primo luogo restano scoperti i danni indiretti, spesso più gravi di quelli diretti; e in secondo luogo la responsabilità civile in materia dell’Unione  Europea (nel caso dei Paesi che ne fanno parte), dello Stato e degli altri enti di governo del territorio eventualmente coinvolti diventano de facto inoppugnabili.

Poschiavo (Grigioni, Svizzera), 29 marzo 2014

Sigle firmatarie

www.forumterrealte.wordpress.com

www.eleveursetmontagnes.org

www.atsenzagp.org

www.orsotrentino.blogspot.it

www.amamont.eu

www.associazionealteterre.gmail.com

www.montagnaviva.ch

www.ruralpini.it

www.antiloupwolf.ch