Ora non possono dire che gli orsi ‘trentini’ non attacchino l’uomo

di Robi Ronza

L’altro ieri (15 agosto ndr) nei boschi di Pinzolo (Trentino) un cercatore di funghi è stato aggredito da un’orsa nella quale si era imbattuto. L’uomo, una persona molto alta e robusta tanto da essere noto nel suo paese col soprannome di “Carnera”, si è difeso con successo a calci e pugni sfuggendo all’aggressione anche se al prezzo di ferite agli arti poi medicategli con circa quaranta punti di sutura. C’è però da domandarsi come le cose sarebbero andate a finire se al suo posto ci fosse stato qualcuno meno capace di reagire e meno alto e robusto di lui

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Oltre a gettare luce sui rischi per chi vive o comunque frequenta la montagna, che l’improvvida reintroduzione artificiale di grandi carnivori sulle Alpi implica, l’episodio porta alla ribalta una questione antropologica di prima grandezza, perciò importante per tutti e non solo le popolazioni direttamente interessate: una questione che merita perciò di venire conosciuta anche ben al di là della ristretta cerchia dei  proverbiali “addetti ai lavori”.

Si tratta del sorprendente impegno dell’Unione Europea, finanziato con diversi milioni di euro all’anno, per il ritorno sulle Alpi,e altrove in Europa, del lupo, dell’orso e di altri grandi carnivori. Difesi indiscriminatamente da convenzioni internazionali siglate quando rischiavano di estinguersi, questi animali selvatici tuttora continuano per legge a non essere cacciabili. La conseguenza è che oggi a rischio di estinzione non sono più i grandi carnivori bensì i pastori, gli allevatori di montagna, e in genere le popolazioni alpestri.

Alla radice della pretesa di far tornare artificialmente i grandi carnivori ovunque sulle montagne e nelle campagne (e non più soltanto in ristrette aree naturali specificamente controllate), esigendo poi che gli uomini che vi abitano “convivano” con essi, sta la filosofia sostanzialmente anti-umanistica dell’ambientalismo “verde”. Frutto della metamorfosi di gruppi dell’ultrasinistra soprattutto tedesca e francese degli anni ’70 del secolo scorso, sopravvissuti dando a Darwin il posto che Marx e Lenin non erano più in grado di tenere, i “verdi” vedono nell’uomo un intruso e un fattore di squilibrio della natura.

Ai loro occhi l’uomo, in forza di qualcosa che sarebbe meglio non ci fosse (ossia la sua mente e la sua anima), è infatti un… mostro che sfugge alla selezione naturale. Se non esistesse la natura starebbe molto meglio, ma visto che ci si deve rassegnare alla sua presenza almeno che sia la  minima possibile, che la sua “impronta” sia lieve e furtiva, che cammini in punta di piedi senza calpestare le aiuole.

Come mai l’Unione Europea e buona parte dell’establishment politico e mediatico, sia in Italia che altrove, affronti i problemi ambientali in modo del tutto succube all’ideologia “verde” è questione interessante, ma sulla quale ci soffermeremo in qualche altra occasione. Ci interessa qui soprattutto sottolineare la crescente gravità del problema, che già avevamo avuto modo di denunciare lo scorso anno (Cfr.”Tornano i lupi e cacciano l’uomo”).


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Oggi,come si diceva, si è arrivati anche ad aggressioni all’uomo. Già da qualche anno però sulle Alpi gli attacchi a greggi, mandrie di bovini e di equini al pascolo da parte di orsi e di lupi si stanno moltiplicando. E i fatti stanno ovviamente confermando che nessuna barriera può indurre i carnivori a dedicarsi all’ardua caccia al capriolo e al cerbiatto invece che alla facile predazione di erbivori domestici del tutto incapaci di difendersi da soli. 

Ai primi del corrente mese, un orso proveniente dal Trentino ha sbranato nei Grigioni due asini al pascolo superando la tripla recinzione elettrica che avrebbe dovuto proteggerli. In Francia, dove tra animali sbranati e animali in fuga precipitati da dirupi e in fiumi, le perdite ammontano già a qualche migliaio di capi all’anno, ormai i prefetti sono stati autorizzati da Parigi a consentire ai pastori la caccia al lupo per legittima difesa. 

In Italia invece chi spara al lupo per gli stessi motivi è comunque un criminale. Nella Maremma toscana, dove nell’anno trascorso tra il marzo 2013 e il marzo 2014 risulta ne siano stati abbattuti 11, gli animalisti della Lega Antivivisezione di Grosseto hanno offerto un premio di 5 mila euro a chi darà informazioni utili per “individuare il responsabile” e “fermare una strage vergognosa e di stampo mafioso”. Per il suo assoluto orientamento animalista la nota di cronaca, che il Corriere della Sera ha pubblicato in proposito nella sua edizione dello scorso 29 luglio, è a suo modo un testo esemplare in quanto a unilateralità e a disinformazione. Il suo autore parla perentoriamente di lupi “massacrati” limitandosi invece con pudore a riferire come un’opinione l’idea che essi siano responsabili delle “stragi di pecore e altri animali di allevamento” (chi altro mai potrà averne fatto strage? Chi lo sa alzi la mano…). Al cronista del Corriere non viene poi neanche il sospetto che, se venisse autorizzata come avviene in Francia, la caccia al lupo per legittima difesa diventerebbe perciò più regolare.

Frattanto la crescita del movimento di opposizione al ritorno dei grandi carnivori sta assumendo dimensioni internazionali. Significativo il caso delle associazioni italiane, francesi e svizzere di pastori, allevatori e di esperti di economia e società delle terre alte che, riunitesi a convegno a Poschiavo (Grigioni, Svizzera) nello scorso aprile, hanno elaborato e sottoscritto una “Dichiarazione di Poschiavo per una montagna e una campagna europee libere dai grandi predatori”. Il testo del documento, disponibile  nelle tre maggiori lingue delle Alpi, italiano, tedesco e francese, e anche in inglese, si può facilmente raggiungere sui siti del Forum Terre Alte (clicca qui), e dell’Associazione per  un Territorio senza Grandi Predatori, (clicca qui)

Nella Dichiarazione di Poschiavo vengono bene spiegati tutti i motivi per cui la “convivenza” tra gente di montagna, allevatori, pastori e grandi carnivori è impossibile. Dovrebbe essere ovvio, visto che l’impossibilità di tale convivenza risulta attestata sin dall’epoca di Esopo e delle sue favole, per non dire dell’Antico e del Nuovo Testamento. Siamo però in un’epoca in cui si deve riscoprire tutto, anche l’acqua calda; e col rischio di venire trattati per questo come malfattori.

Al di là di tutto ciò è sempre più importante che anche nelle aree urbane e nelle campagne e montagne peri-urbane, dove vive la massima parte della popolazione italiana ed europea, ci si renda conto che il ritorno generale e incontrollato dei grandi carnivori nelle aree meno abitate non è solo un problema di rilievo settoriale ma anche un aspetto, da contrastare con fermezza, della grave crisi di civiltà che stiamo attraversando.

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