Associazioni fondiarie come strumento per una gestione del territorio

di Andrea Cavallero e Fabrizio Ellena

Intervento al Convegno: “Zootecnia e agricoltura di montagna: problematiche e proposte operative.
 a cura di Coordinamento Gente di Montagna – Associazione Alte Terre e Provincia di Cuneo. Palazzo Comunale – Salone d’Onore, 
29 Maggio

Nelle Montagne piemontesi la superficie agricola utilizzata per oltre il 90% è costituita da prati e pascoli. A questo dato apparentemente incoraggiante, si contrappone la situazione dell’abbandono delle terre agricole che, iniziato dopo la prima guerra mondiale, ha raggiunto dopo la seconda guerra situazioni preoccupanti quasi ovunque. Dal 1950 alla fine dello scorso secolo le aziende montane dedite all’allevamento si sono ridotte del 90% e oltre, e il numero dei capi allevati si è contratto di quasi l’80%, contrazione ben superiore alla media nazionale.

I problemi dell’abbandono delle terre e dell’incremento della superficie forestale, favorevole entro determinati livelli, ma penalizzante il territorio montano oltre certi valori, sono principalmente dovuti all’estrema frammentazione fondiaria e alla bassa produttività dei terreni agricoli montani e del lavoro ivi impiegato. Il problema risulta particolarmente grave quando l’estensione della superficie gestita non consente le scelte tecniche e imprenditoriali adeguate al raggiungimento di una maggiore produttività del lavoro agricolo impegnato.

Sul versante francese l’analogo problema è stato affrontato con successo introducendo lo strumento dell’Associazione fondiaria collegata a forme diverse di organizzazione degli Utilizzatori.

A livello regionale, le prime applicazioni spontanee dell’Associazione fondiaria hanno cominciato a fornire alcuni esempi interessanti (Cavallero A., 2013. L’Associazione fondiaria per rivitalizzare l’agricoltura in montagna. PieMonti 1.).

 

Andrea Cavallero, 20.12.13

In questo quadro generale si inserisce a pieno titolo la situazione di Montemale di Cuneo piccolo comune  che si sviluppa a cavallo del crinale montuoso che “unisce” la valle Grana alla valle Maira.

Il territorio comunale, come gran parte della bassa montagna dell’arco alpino piemontese, risente di una forte frammentazione fondiaria dovuta ai frazionamenti che si sono via via susseguiti negli anni.

Inoltre lo spopolamento delle scorso secolo ha fortemente condizionato il cambiamento del paesaggio agrario con un forte abbandono del territorio rurale e una marginalità imprenditoriali delle aziende ancora operanti.

La situazione attuale che in tempi passati ha sicuramente garantito la funzionalità e  la possibilità per le popolazioni di trarre il necessario per vivere su questo territorio risulta oggi giorno economicamente e socialmente non più sostenibile e funzionale.

Un possibile tentativo per arginare la frammentazione fondiaria è quello proposto da ormai una trentina d’anni dal prof. Cavallero attraverso lo strumento dell’ Associazione Fondiaria possibile soluzione per provare a riprendere a gestire i territori in modo attivo e funzionale sperimentando “nuove” metodologie.

L’associazione fondiaria raggruppa i proprietari, o aventi diritto, dei terreni con destinazione agricola, boschiva o pastorale ed è finalizzata ad una gestione del territorio che ne conservi e migliori i valori agricoli, paesaggistici ed ambientali, con particolare attenzione alla biodiversità, scopo dell’associazione è quello di sostituire ad una gestione individuale dei terreni ovvero al loro abbandono sotto il profilo dello sfruttamento agricolo, una gestione di tipo collettivo, che ottimizzi il rendimento dei terreni medesimi.

Nel 2014 a Montemale si è tenuta la prima assemblea dei soci dell’AsFo Montemale. Attualmente i soci aderenti a tale associazione sono più di 60 per una superficie conferita di poco inferiore ai 100 ha.

Sono stati stipulati dei contratti di affitto con aziende agricole di allevamento vacche e ovini che svolgono il pascolamento primaverile e autunnale sulle superficie dell’AsFo.

La volontà è quella di creare negli anni una possibile fonte di reddito dal territorio derivante da una gestione attuale ed economicamente sostenibile

I vantaggi di una gestione attiva che ne garantisca l’uso ricadono in primo luogo sui proprietari dei terreni con un miglioramento del loro fondo mantenendo il diritto esclusivo di proprietà, di legnatico e degli altri prodotti del loro fondo, ma anche, e non secondariamente per la collettività, grazie a tutta quella serie di esternalità positive che un paesaggio gestito e curato genera.

 

A.Cavallero – F. Ellena 22 maggio 2015

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