Di che colore è l’UNCEM? Un sindacato “giallo” della montagna

di Mariano Allocco

La montagna capace di accogliere: i comuni delle Terre Alte luogo di forte innovazione, anche grazie agli immigrati. Nostre comunità luogo di integrazione, welfare di esempio per l’Italia. I servizi il fronte più debole su cui intervenire”.

Una riflessione si impone su questa dichiarazione dell’on. Enrico Borghi, pres. UNCEM, rilasciata alla presentazione del Rapporto Montagne Italia alla Camera dei Deputati il 17 giugno scorso.

L’attuale momento storico europeo ha evidenti quanto sottaciute similitudini con cosa succedeva nel 4° e 5° secolo quando un Occidente, con un esercito ormai mercenario, alle prese con un monoteismo antagonista e in piena crisi economica e istituzionale, cercava di gestire al meglio flussi migratori che, almeno all’inizio, non avevano ambizioni di conquista, ma cercavano solo di sopravvivere.

Flussi di migranti che contribuirono al “declino e caduta” di un occidente che stava liquefacendosi e che non resse all’impatto.

Ebbene, nessuna di queste genti si fermò sulle Alpi, che furono popolate solo secoli dopo quando signori illuminati garantirono “libertà e buone vianze” a coloro che sceglievano di farsi montanari.

Ora che proprio “libertà e buone vianze” quassù sono sotto attacco, parlare delle Alpi come “luogo di forte innovazione anche grazie agli immigrati” è fuori luogo, fuori tempo e fuori dalla storia e per me denuncia approccio amatoriale o strumentale a questioni che meritano ben altra attenzione.

Dire poi che sui monti ci sia un “welfare di esempio per l’Italia e che i servizi sono il fronte più debole su cui intervenire” è una contraddizione in termini. Se quassù il terziario è il punto su cui bisogna intervenire, come può essere il Welfare alpino, cuore del terziario, un esempio per l’Italia?

Mai come ora le parole vanno maneggiate con cura, saggezza e guardando oltre ad orizzonti appoggiati a elezioni prossime e questo vale sia a livello istituzionale che sindacale.

Quassù abbiamo bisogno di una rappresentanza sindacale forte, autorevole, libera ed indipendente, ne parleremo quest’autunno.

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