Danni da lupismo


la pericolosa fiera del lupo, tra simil-lupi e lupi esotici
   

A Grugliasco, periferia di Torino, in un bilocale di condominio, una donna di 74 anni è stata sbranata dai cinque cani lupo cecoslovacchi della figlia, di una linea francese sospetta di reibridazione con il lupo. La signora, nonostante la morte della madre, ha chiesto al magistrato di riavere i cani. Ai primi di ottobre, a Saint Martin Vesubie, nel Parco del Mercantour, al confine con la provincia di Cuneo, sette luponi neri canadesi sono scappati dalla Disneyland dei lupi dove erano detenuti. Cosa c’entrano le due notizie e perché mettono in bella evidenza i danni gravissimi del lupismo? Scopriamolo.

di Michele Corti




I cani lupo cecoslovacchi (CLC) sono tornati al centro dell’attenzione per il tragico episodio di Torino (una donna di 74 anni, Mariangela Zaffino, sbranata dai cinque CLC). Inizialmente si sapeva solo che erano tenuti in un bilocale di un condominio e che erano in cinque (una famiglia di CLC al completo con tre cuccioloni di nove mesi), il che è già un fatto assurdo.
Tutti i cani derivano dal lupo; alcune razze, però, sono frutto di ibridazioni del cane domestico con il lupo. Frutto di ibridazioni antiche sono: il pastore tedesco, l’husky, l’alaskan malamute. Nel Novecento si cercò di creare (anche in Italia) nuove razze. Come vedremo più avanti il CLC non è la sola razza. La formazione di queste razze ha dato esiti più o meno problematici per la difficoltà di stabilizzazione dei caratteri comportamentali anche dopo parecchie generazioni. Tendenza generale di questi cani-lupo è la diffidenza verso gli estranei, l’istinto predatorio, la necessità di essere gestiti da chi ne conosce bene le caratteristiche. In anni recenti, però, sono stati praticate numerose ibridazioni deliberate tra cani di queste razze e il lupo selvatico, oggetto di un vero e proprio culto. Di qui la presenza di linee ancora più problematiche.
La coppia di cani adulti di Grugliasco era nella disponibilità della figlia della vittima, Simona Spataro, una donna di 48 anni. La signora secondo quanto apparso inizialmente su Torinotoday, farebbe parte parte di un’associazione di volontariato (Coda di lupo rescue) che ricolloca cani CLC e altre nate da ibridazioni con il lupo. Pare, invece, che la sorella ne facesse parte e questo può aver indotto in confusione i giornalista.  L’associazione ha comunque smentito che la signora sia loro socia, pur precisando che “la famiglia è di amici carissimi” (vedi Fanpage, che riporta che la proprietaria dei cinque CLC comunque “aiutava” l’associazione Coda di lupo). Essa smentisce però categoricamente che i cani detenuti dalla Spataro fossero quelli ricollocati dall’associazione stessa  e sostiene che erano stati acquistati presso un allevamento (Colosimo). Quest’ultimo ha allevato soggetti di una linea francese sospetta di recente ibridazione. La Spataro aveva acquistato uno di questi soggetti “sospetti” dall’allevatore, poi pare (non ci sono riscontri) che avesse ricevuto in dono la femmina. I due cani erano mezzi fratelli e di linea sospetta ma la signora li ha fatti accoppiare, ha ceduto le femmine della cucciolata e si è tenuta tre maschi.
I soggetti di questa linea “francese” non sono stati cancellati dal libro genealogico ma sono sospesi (in attesa di verifiche sul dna). L’associazione proclama di avere a che fare solo con cani “puliti” (ricordiamo che il club degli allevatori CLC è stato, per anni e sino a due mesi fa, commissariato dall’Enci inseguito all’inchiesta della forestale).
Il problema dell’abbandono o comunque della rinuncia alla detenzione di questi cani (anche “puliti”) deve essere di una certa entità se vi sono associazioni appositamente dedite all’attività di ricollocazione, un’altra infatti è CLC rescue, presente in tutte le regioni e in gran parte delle provincie italiane. Coda di lupo, da parte sua, così inquadra il problema:Il fenomeno delle razze ibridate dal lupo é in piena espansione: complici i vari film e serie televisive con questi splendidi esemplari protagonisti, il fascino misterioso e selvaggio del lupo, la voglia di approcciarsi ad esemplari di razza dall’indiscussa bellezza e l’arroganza dei neofiti, siamo arrivati al punto in cui gli abbandoni di questi animali é in continuo aumento e purtroppo crescerà ancora anche per colpa di “cagnari” che svendono in rete esemplari frutto di cucciolate non testate e di dubbia genealogia che portano ad abbassare il prezzo di mercato rendendo questi cani alla portata di cialtroni privi di qualsiasi cultura cinofila che alla prima difficoltà se ne disfano.Coda di lupo sostiene di volersi differenziare dal marasma delle associazioni animaliste. E ne prendiamo atto, anche sutto il mondo che ruota intorno al CLC (come a molta cinofilia) appare torbido. I servizi veterinari assillano con controlli gli allevatori di animali da reddito mentre nel condo della cinofilia ne succedono di tutti i colori.
Da quello che si è appreso i CLC di Grugliasco vivevano in un bilocale e gli spazi all’aperto erano il cortile del condominio e i giardinetti. In queste condizioni i cani sono stati fatti riprodurre. Va detto che i soggetti frutto di reincroci recenti e illegali, come quegli oltre 200 esemplari di CLC sequestrati nel 2017 dai forestali (vedi oltre) ma anche i soggetti problematici e di dubbia origine dovrebbero essere sterilizzati. A parte la vicenda di Torino che comunque solleva numerosi interrogativi sull’attività di queste associazioni, ci si chiede che tipo di vigilanza sia stata esercitata sugli oltre 200 cani sequestrati ma riaffidati (per il benessere animale) ai loro detentori. Ma facciamo dei passi indietro.
Sopra e sotto: due modi di dare una notizia: sopra la parola CANE non è utilizzata, sotto – all’opposto – non è utilizzata la parola LUPO. Evidentemente Repubblica, che in Italia è testata ammiraglia del politically correct entro il quale (sullo sfondo del capitalismo neoliberale) il lupismo si colloca, non vuole in nessun modo associare con il lupo il fattaccio :il lupo è buono, innocuo e innocente per definizione. Eppure, se la gente acquista i CLC è per la diffusa lupofilia/lupomania e se il CLC non è un “cane per tutti” è perché ha una componente genetica lupesca recente, che qualcuno tende a “rinfrescare”.



Nel 2013 Ruralpini, con un articolo che aveva irritato alquanto i lupisti, (Lupomania e fabbriche dei lupi fanno male al lupo) si era occupato di una prima operazione condotta dai forestali che avevano sequestrato decine di CLC. Nel gennaio 2017, i medesimi, nel frattempo divenuti carabinieri, hanno eseguito una nuova vasta operazione di sequestri di cani in diverse regioni. Furono sequestrati in tutto oltre 270 esemplari di CLC “taroccati” (o almeno presunti tali).  “Taroccare” un CLC  che scopo ha? Farlo assomigliare di più al lupo, quello vero, quello selvatico quello che eccita il lupomane. 


Nelle pubblicità della Brondi, i CLC, come in questo caso, ma anche altri cani – lupo (o lupo -cani?)  sono diventati protagonisti di una serie interminabile di “cappuccetto rosso e il lupo”, molti in versione sexy

I lupomani sono disposti a spendere migliaia di euro per avere un lupo, il più possibilmente “vero”… al guinzaglio. Una situazione che riflette bene la schizofrenica natura dell’animal-ambientalismo, figlio della società industriale e post-industriale che ha smarrito il senso spontaneo ma al tempo stesso profondo del rapporto uomo-animale e uomo-natura ma sale in cattedra e vuole imporre le sue contraddizioni a chi quel rapporto, alm,eno in parte, non ha perso. Amano tanto, dicono loro, la natura “libera e incontaminata”, che vorrebbero chiudere un lupo in un loculo di condominio per la loro soddisfazione egoistica e capricciosa. Ma si sa: torturatori assassini sono i pastori. La moda è imperante. Le motivazioni sono state espresse da Ilaria Boldrini che, da lupofila, è divenuta allevatrice di CLC.
Insomma, un giorno all”esposizione di Firenze abbiamo visto una coppia di CLC. E sia io che Francesco li abbiamo trovati bellissimi! Davvero la razza per noi, in tutto e per tutto! Premetto che siamo amanti del lupo selvatico da anni; per me il massimo è il lupo canadese. E quando li abbiamo visti per la prima volta il sogno si è avverato. Dopo un anno un “lupo” è entrato a far parte del nostro piccolo branco. (…) Come vedi morfologicamente il CLC?  “Lo vedo sempre più simile al lupo. lo Standard dice che questo cane deve assomigliare al lupo. Tutti i segni caratteristici del Pastore Tedesco sono da considerare un difetto. Quindi la groppa scesa, la canna nasale non a punta, ma rivolta verso il basso, le orecchie grandi, gli occhi tondi e scuri, le angolazioni da Pastore Tedesco. (…) Il CLC è semplicemente unico nella specie canina! Io ho letto e visto tanto sui lupi, e posso dire che questi cani sono decisamente simili all’antenato lupo. Di “cane” c’è davvero poco. E adesso, dopo tante selezioni, l’aspetto morfologico è più del lupo che del cane.
In un recente lavoro sulla genetica del CLC dal titolo significativo “Lupo fuori e cane dentro?” (R. Caniglia, et al. Wolf outside, dog inside? The genomic make-up of the Czechoslovakian Wolfdog. BMC genomics, 2018, 19.1: 533), gli autori concludono che l’apporto genetico del lupo all’identità genetica della razza è però tutto sommato modesto. Interessante, però come inquadrano il problema; Nel corso del tempo, un numero crescente di specie è stato selezionato attraverso incroci controllati con lo scopo di fissare artificialmente, o migliorare, tratti morfologici considerati necessari e/o comportamenti desiderati e questo, con il passare delle generazioni, ha portato alla nascita di un’enorme varietdi razze utili all’uomo sempre più distanti dai progenitori selvatici dai quali era partita la loro selezione. Al giorno d’oggi, tuttavia, si può notare una tendenza inversa. Si sta cercando di ottenere razze che abbiano caratteristiche sempre più simili ai loro antenati selvatici che ai loro corrispettivi domestici. Un esempio evidente di tale tendenza è rappresentato dalla crescente popolarità di razze di cane lupo disponibili al grande pubblico, come ad esempio il Cane Lupo di Saarloos, il Lupo Italiano, il Cane Lupo di Kunming, gli American Wolfdog e il Cane Lupo Cecoslovacco, tutti creati dall’incrocio voluto e deliberato tra razze lupoidi o antiche (il Pastore Tedesco, l’Husky o l’Alaskan Malamute) con lupi selvatici e che, quindi, rappresentano casi estremi di ibridazione antropogenica.“Dentro”, il CLC non è molto lupo. Però, la lupofilia/lupomania, fomentata dalla propaganda finanziata da decine di milioni di progetti pro lupo gestiti dalla lupologia/lupocrazia, ha spinto – sulla base della legge del mercato, in cinofilia è particolarmente spregiudicato – perché  il CLC diventasse ancora più lupo, più prestante, più gagliardo, più esteticamente simile al lupo. I militari e la protezione civile volevano un lupo dai dai sensi più acuti, più resistente alla fatica, dai piedi più forti. I lupofili un lupo-cane, che si confonda al massimo con un lupo vero, i lupomani un cane che sia anche dentro più lupo possibile.  Dei vari cani lupo il CLC è il più diffuso, almeno in Italia. 

Altro che Rin-tin-tin o il Commisario Rex! Oggi il cane lupo dev essere molto più lupo. Non sono più i tempi che il solo nome “cane lupo” metteva una gran paura ai bambini (me compreso); oggi la gente vuole accarezzare i simil-lupo e persino i lupi veri, come quell’automobilista che, qualche settimana fa, accarezzava un lupo ferito vittima di un incidente stradale non rendendosi conto che ciò provoca uno stress  ulteriore all’animale. Ma queste sono le conseguenze della propaganda che assimila i lupi ad agnellini, che presenta il selvatico in forme accattivanti, domesticate, infantilizzate attraverso una propaganda strumentale da parte di chi la fauna dovrebbe conoscerla e che distorce strumentalmente e sistematicamente l’informazione e la comunicazione per i propri fini (anche economici).

Il CLC è sotto i riflettori ma, a dimostrazione della diffusione del fenomeno, conviene ricordare che non mancano  gli appassionati detentori del meno popolare e più problematico cane lupo di Sarloos (razza riconoscita dall’Ente nazionale cinofilia italiana alla pari del CLC, e dell’American Wolf Dog, una razza non riconosciuta dalla Federazione cinogenica internazionali per via del ricorso al re-incrocio con il lupo ma allevata in Italia dove esiste un’associazione di Amici allevatori del Wold Dog. Il Lupo italiano è partito da una ibridazione deliberata negli anni ’60. Esiste un registro ufficiale ma i cani non sono in vendita e sono affidati dall’associazione che lo tutela solo a aspiranti detentori selezionati (prima c’era un Ente lupo italiano). Non è riconosciuto a livello internazionale ma il governo italiano l’ha sostenuto ed è in dotazione ai forestali. Un vero cane lupo di stato.
Gli autori del sopracitato studio sul CLC osservavano anche, a proposito del CLC e degli altri cani lupo che: L’ ultima problematica, infine, è rappresentata da incroci illegali con lupi che mirano a creare animali con un aspetto ancora più simile al lupo, e che quindi, spesso, vengono venduti a prezzi molto più alti della media di razza. Questi ibridi presentano, ovviamente, anche una gestione molto più complessa causata spesso da temperamento molto meno prevedibile (sono, di fatto, più soggetti a risposte istintive a determinati stimoli e motivazioni) a sua volta causato, probabilmente, dalla rottura della composizione genetica e delle interazioni epistatiche (ossia quando un gene influenza l’espressione fenotipica di un altro gene) stabilite durante diversi decenni di selezione artificiale dei tratti comportamentali del CLC. La preoccupazione maggiore è che, se questi incroci venissero abbandonati in natura o fuggissero, potrebbero più facilmente ibridarsi con i lupi rispetto ad altre razze, contribuendo all’immissione degli alleli del cane nel genoma del lupo, dando vita quindi a un serissimo problema di conservazione delle diverse popolazioni di lupo.Quanto è ipotetica questa possibilità che questi cani lupo reincrociati con lupi veri si ibridino con la popolazione selvatica? Il problema dell’ibridazione del lupo è enorme. La lupologia sa bene che è scottante. La lupologia è quella componente del mondo scientifico che, abusando dell’autorità scientifica, ha spregiudicatamente cavalcato la lupofilia e l’animal-ambientalismo per sviluppare il lupomarketing, incassare decine di milioni di euro, e sviluppare una rete di potere intorno al lup, ovvero creare un’incipente lupocrazia. Veri apprendisti stregoni, i lupologi, a partire dal lupologo-maximo (Boitani). Nel breve-medio periodo la lupologia, che tende, sempre più oliata dai finanziamenti e sull’onda della lupofilia, a una vera e propria lupocrazia (ovvero a creare centri e reti di potere, veri network istituzionali de facto ma sempre più riconosciuti come “pezzi” degli apparati),  ha incassato altri progetti su tema ibridazione (Mirko-lupo, Hybrid-wolf) e sta proponendo altri sviluppi del tema.
L’ibridazione mette a ko però la legittimazione biologica naturalista della super-protezione del lupo quale specie autoctona originale “pura”, specie se, oltre all’ibridazione con il cane domestico, emergesse quella con lupi esotici extra-europei. Specie se emergesse che è il lupismo, nel suo seno, a promuovere certi attentati all’integrità genetica del lupo.
Il tema dell’ibridazione è servito egregiamente a intorbidare le acque in un periodo recente di espansione dei lupi. Oggi con il lupo che copre quasi tutto il territorio nazionale, la subdola tattica di utilizzare gli ibridi come capri espiatori non serve più (nemmeno quella, in realtà, di additare quale fake ogni avvistamento di lupi in aree antropizzate riconducendolo ai CLC, che fanno comodo quindi al lupismo). I lupi-lupi, per quanto geneticamente largamanete compromessi), selvatici al 100% ( in base quantomeno alle definizioni di legge), si trovano ormai alle periferie cittadine e nella pianura padana.
Qualche anno fa i lupisti (i lupologi “scientifici” più i lupofili militanti) sostenevano che i lupi erano diventati “confidenti” perché non erano lupi ma ibridi e che l’ibrido è pericoloso per l’uomo mentre il lupo “vero” lo teme (che balla!). O non ci sono più lupi “veri” o quelli che ci sono hanno proprio perso la paura dell’uomo per il semplice farro che quest’ultimo non rappresenta ormai più una minaccia per il canide selvatico. Boitani, che nel tempo ha dichiarato tutto e il contrario di tutto, già parecchi anni fa asseriva che: nel giro di poche generazioni lupine se il lupo non è più sparato ce lo troviamo nelle case.

Ormai il lupo, per la gioia dei lupofili e lupomani è ovunque. Inevitabile un significativo grado di ibrifdazione che non può che aumentare.

L’estesa ibridazione (i lupologi, come i virologi non concordano neppure su punti cruciali: per alcuni è arrivata all’80% dei “lupi” italiani, per altri è limitata al 20-30%) è comunque il risultato di una politica di sostegno in tutti i modi all’espansione territoriale del lupo. Il canide, da specie opportunista, non legge le cartografie dei lupologi e ha già colonizzato spazi dove non era più presente da secoli. Non solo, ma sta dimostrando di gradire le zone di pianura e densamente antropizzate.  Il lupo ha dimostrato di essere bravissimo a oltrepassare le barriere naturali e artificiali e a trovare in ogni ambiente prede di cui sfamarsi. Sta arrivando dove i lupologi non prevedevano. Ovviamente nelle zone pianeggianti e antropizzate l’interazione (predatoria e riproduttiva) con il cane è frequente, l’ibridazione inevitabile. Troppi lupi, niente lupi veri. Ma al lupismo interessa qualcosa della biodiversità? Il lupo è solo uno strumento, una testa d’ariete, un grimaldello per obiettivi di potere, controllo del territorio, business.


Uno dei temi più controversi riguarda l’acquisizione di certi caratteri fenotipici (esteriori), molto più facili da verificare che le mappature del Dna. I lupi bianchi, neri, grigi, sono l’effetto degli incroci con grossi cani di razze lupoidi asiatico-americane o c’è di mezzo dell’altro? Se la responsabilità della diffusione di certi caratteri (eventalmente confermata dall’analisi genetica) fosse riconducibile all’ibridazione con certe razze di cani domestici e se fossero individuabili degli “untori”, l’inquietante presenza di luponi avrebbe i suoi responsabili, i suoi capri espiatori.
E arriviamo così alla grande operazione dei forestali. Operazione molto mediatizzata, molto enfatizzata, con una gragnuola di ipotesi di reato: detenzione illegale di fauna selvatica, violazione convenzione CITE sulle specie a rischio di estinzione, violazione della legge sulla tutela della fauna selvatica, falso ideologico, frode in commercio. Fuochi d’artificio, conditi con perquisizioni all’alba di ignari detentori di cani, svegliati da pattuglioni di forestali armati. Come finirà? Le norme sulla detenzione degli ibridi sono in contrasto tra loro e le sentenze tendono a ritenere che un ibrido nato in cattività da genitori in cattività non possa esere equiparato a un selvatico. Facile che resti solo la falsificazione dei pedegree dei cani. Il reato di detenzione di animale selvatico verrebbe limitato a lupi-lupi eventualmente detenuti come stalloni/fattrici e, forse, ai prodotti di prima generazione
Quanto agli ibridi F2, F4, F4 (o presunti tali) sequestrati essi sono stati lasciati in custodia e in uso ai detentori “per il benessere animale”. Ma non sono pericolosi? Non possono accoppiarsi con i lupi? Non sono valide quindi le motivazioni alla base della definizione del reato?  Il caso è stato montato a partire da un soggetto femmina di nome Ave lupo (di qui il nome della grandiosa operazione dei forestali). Nata in repubblica ceca da un accoppiamento non legale tra una lupa canadese e un pastore tedesco. Poi la fattrice, che il repubblica ceca era stata prima iscritta al registro dei cani sanza pedigree poi depennata privando i detentori della possibilità di utilizzarla per la riproduzione… appare in Italia, dove le schiere lupofile e lupomani bramano di possedere un lupo, quasi vero, tutto per loro (sono quelli che amano la natura ma ci vanno preferibilmente in fuoristrada, amano il lupo … al guinzaglio).Ave Lupo, una volta in Italia è stata fatta riprodurre con uno stallone dell’allevamento Passo del lupo  ottenendo diversi prodotti (F2). Tutti i 272 cani sequestrati dai forestali sono F3 e F4 di questa discendenza? Nella discendenza di Ave lupo sono stati utilizzati ancora dei lupi e degli ibridi? Sarà interessante scoprirlo.

 Veniamo ai lupi di Saint Martin Vesubie. Il parco Alpha (i nomi non si scelgono a caso: i lupofili/lupomani sono tendenzialmente dei frustrati, magari mobbati dal capufficio, che si vogliono immedesimare con un meccanismo di transfer abbastanza palese nel “capo-branco”, nel lupo alfa dominante). Il parco Alpha è uno dei tanti luna park del lupo. Il lupo è un business. Eco come si promoziona sul suo sito nella cattiva tradizione dal francese:
Ogni giorno di apertura, i badanti-animatori spiegano ai visitatori la vita dei branchi e presentano il comportamento di ciascun lupo durante l’alimentazione. Il parco Alpha consente anche ad alcuni di accedere al loro sogno: diventare badante per un giorno. Accompagnato dai professionisti del parco, il badante per un giorno si mette nella pelle di un animale affiancandosi ai lupi da vicino. Una merenda e un’area di picnic vi permetteranno di migliorare la splendida giornata trascorsa al parco Alpha.La gente non si accontenta di film e di romanzi sul lupo (ne scrivi uno mediocre con il lupo nel titolo e sei sicuro di vendere). Il bombardamento mediatico pro lupo è incessante ed è ovvio che l’offerta di lupo trova sempre una domanda ricettiva. Più i luponi dei centri-lupo sono esotici e fustacchioni (ripetiamo: ma le balle sulla biodiversità autoctona?) e più il centro incasso. Ergo ci deve essere una bella domando di lupi di ogni razza e ogni provenienza. Quello che è successo ai primi di ottobre potrebbe succedere altrove nei tanti centri italiani.

Nel Mercantour, il grande parco dove il 5 novembre 1992 venne annunciato l’arrivo dei lupi (con sei mesi di ritardo e nel silenzio del personale del parco stesso e di un giornalista, in quest’ultimo caso ottenuto con le minacce). Le alluvioni (Tempesta Alex) che hanno sconvolto la Provenza ai primi di ottobre ha provocato una frana che ha danneggiato la recinzione e consentito ai lupi di scappare. Erano sette lupi neri e un lupo bianco artico. Il branco dei lupi neri, di grossa taglia, è stato visto unito qualche giorno dopo. Il 18 ottobre ne è stato catturato uno, a novembre altri due. Ai primi di dicembre è filtrata la notizia che un fuggitivo sarebbe stato abbattuto da ignoti.
Uno dei lupi fuggitivi catturati con il dardo narcotico ancora nella spalla

Ne restano ancora quattro in libertà. Gli allevatori di Cuneo sono preoccupati che, se sopravviveranno all’inverno   possano incrociarsi con i lupi stanziali e dar luogo a degli ibridi ancora più feroci  (è vero che sono nati in cattività e quindi “imbranati” ma è anche vero che sono lupi provenienti da aree molto fredde capaci di sopravvivere se riescono a procurarsi cibo) .

Quanti lupofili da tastiera sarebbero felici di incontrarlo a tu per tu di notte in un bosco?

Ma se quanto accaduto al Parco Alpha è finito sotto i riflettori, cosa accade nei tanti centri di recupero dove vengono accudini amorevolmente i lupi? E cosa succede nei tanti parchi faunistici? Alcuni di questi “centri” sono (o erano) localizzati in aree che sono poi diventate strategiche per la nuova colonizzazione dell’Italia del Nord da parte della specie. Più o meno accidentalmente o deliberatamente da tutta questa rete opaca di centri lupo dove i controllori e i controllati si confondono all’insegna del lupismo militante e conclamato o celato dietro ruoli di funzionari pubblici e di divise. Ai tempi del primo sequestro dei CLC “sospetti”, nel 2013, Duccio Berzi, moderatore del forum Canis lupus – non mancava di notare le contraddizioni del Centro lupo di Popoli gestito dal Corpo forestale dello stato che, nel mentre sequestrava gli ibridi…. li produceva esso stesso.
Alcune cose ascoltate al convegno mi hanno fatto accapponare la pelle… Nella presentazione della dr.ssa Mattei, si indica che i lupi nelle aree faunistiche della Majella vengono fatti riprodurre. Questi sono poi utilizzabili per altre aree faunistiche o in vista di reintroduzioni in natura (…). Sempre a Popoli tempo fa è arrivata una femmina di CLC gravida probabilmente di un lupo (accoppiamento programmato da un allevatore). E’ stata fatta figliare. Ora hanno un nuovo gruppo di ibridi in cattività che non sanno come gestire.
Ma come? La forestale mette in moto la grande operazione Ave lupo e poi  le fattrici CLC ibridate intenzionalmente vengono fatte partorire? E se questo succede nei centri dell’ex Corpo forestale dello stato figuriamoci dove i lupisti che li dirigono non sono neppure frenati (un pochino) da una divisa. Dobbiamo credere che solo i cattivoni allevatori di  CLC giochino sporco? Che non possano manipolare le carte anche chi gestisce centri recupero o zoo vari? Il lupista, anche se pubblico ufficiale, veterinario, funzionario ritiene che per “salvare” il lupo il fine giustifichi i mezzi.


Cauda

Un lupo nero avvelenato a Imola nel 2010. La narrazione lupologica vorrebbe far credere  che i lupi neri derivino da ibridazioni con il cane di 10 mila anni fa e che l’Appennino settentrionale, insieme al Nord-America sia l’unica area al mondo dove il carattere si è fissato nella popolazione lupina autoctona da migliaia di anni. Ne raccontano tante di favole!  Anzi di balle. Perché se osservate la cartina della diffusione del lupo negli anni ’70,  vedrete che  sull’Appennino settentrionale il lupo era estinto. La lupologia ortodossa continua a sostenerlo. Ora ci debbono spiegare come fa il carattere “mantello nero” ad essere fissato da migliaia di anni nella popolazione attuale se: 1) in Europa era tipico solo nella sotto popolazione appemminica settentrionale, 2) nell’Appennino settentrionale il lupo si è estinto e la ricolonizzazione è avvenuta a partire da centri dell’Appennino centro-meridionale. Si contraddicono essi stessi. Come quando qualche anno fa, Apollonio, sulla base di un monitoraggio aveva stimato la popolazione lupina toscana di consistenza superiore al migliaio di individui mentre Boitani, per poter avallare l’idea del lupo a rischio di estinzione e incassare le milionate, dava una stima per l’Italia inferiore a quella di Apollonio per la Toscana. Chiamatela scienza, se volete. Se siete lupisti irrecuperabili.


Glossario di una patologia sociale post-moderna

Lupismo ideologico: Ideologia che associa alla reintroduzione del lupo proprietà taumaturgiche di ricostituzione degli equilibri ecologici, di promozione della biodiversità. In forza di queste premesse assiologiche essa rivendica la protezione “a prescindere” del lupo, la necessità della sua espansione, ma anche, senza proclamarlo apertis verbis, la prevalenza dell’interesse alla proliferazione del lupo rispetto ad ogni altro interesse (anche costituzionalmente garantito). Nelle sue forme più aggressive l’ideologia lupista si presenta come testa d’ariete del rewilding e esalta nel lupo il “vindice” della natura corrotta dall’uomo (ma qui si sconfina non la lupomania, vedi oltre).

Lupismo organizzato: L’insieme dei soggetti che esercitano l’azione di lobby nel quadro dell’adesione all’ideologia lupista.
Lupologia: la componente scientifica del lupismo finalizzata a costruire legittimazioni al lupismo sfruttando l’autorità accademica, diffondendo informazioni parziali o manipolate, confutando e delegittimando le obiezioni degli interessi lesi dal lupismo.
Lupocrazia
: Il lupismo organizzato oltre a conseguire forti posizioni nelle istituzioni e negli organismi consultivi e tecnici (tanto da poter muoversi entro un’ampia sfera di autoreferenzialità) si fa istituzione, come nel caso del Centro grandi carnivori in Piemonte (autority regionale del lupo), la rete creata attraverso i vari progetti Wols Alps all’interno delle istituzioni coinvolte (istituzione ombra all’interno delle istituzioni). Nel piano lupo si auspicava la creazione di autority locali del lupo (in analogia ad altre agenzie con potere di regolare e vincolare attività di uso del territorio). Governance del lupo come tassello cruciale di governance del territorio espropriativa delle istituzioni elettive.
Lupofilia:
 Il sentimento, gli atteggiamenti di simpatia e pregiudiziale  favore nei confronti del lupo e delle iniziative a suo favore che porta a schierarsi per la sua protezione assoluta )indipendentemente da ogni considerazione sociale, storica, ambientale) e a una forte propensione a un consumo culturale specifico (libri, narrativa, gadget, abbigliamento, spettacoli).
Lupomania: La forma ossessiva di lupofilia che porta a detenere un cane più possibilmente lupo, a tatuarsi con immagini del lupo, a partecipare a gruppi social di lupomani, a svolgere attivismo pro lupo, a utilizzare fototrappole per immortalare gli oggetti del culto.
Lupomarketing: Lo sfruttamento a fini di lucro della lupofilia e della lupomania nonché delle posizioni acquisite dal lupismo organizzato e dalla lupocrazia (il business dei progetti Life, i centri faunistici del lupo, il turismo del lupo, la letteratura e le produzioni audiovisive).

UBI SOLITUDINEM FACIUNT, PACEM APPELLANT

(17/02/2021) Una lettera che riflette lo scoraggiamento di chi resiste in montagna. Ci vuole tanta determinazione per farlo perché si ha a che fare con una corsa ad ostacoli: sempre nuove angherie burocratiche, controlli, certificazioni, messe a norma. E poi, naturalmente, il lupo che cinge d’assedio le borgate e le famiglie che vivono isolate come … Continua a leggere UBI SOLITUDINEM FACIUNT, PACEM APPELLANT

Lupo: la responsabilità è dei territori

Mariano Allocco torna sul tema del lupo, tornato incandescente in Piemonte con le dure critiche avanzate da Mauro Deidier, presidente del Parco Alpi Cozia, nei confronti del progetto WolfAlps. Lo fa chiarendo che non è il gioco solo la “questione lupo”, ma il governo del territorio che i forti centri del potere ambientalista intendono espropriare … Continua a leggere Lupo: la responsabilità è dei territori

Pastori. Non ha molto senso parlarne bene a Natale ma poi stare dalla parte dei lupi per tutto il resto dell’anno

di Robi Ronza (26/12/2012) Come ogni anno a Natale tornano fra l’altro alla ribalta i pastori, primi destinatari dell’annuncio della nascita del Salvatore e primi ad essersi recati ad adorarlo. L’Epifania (= manifestazione) cui vennero invitati precede di molti giorni quella dei Magi. Credo che ad esempio Lorenzo Lotto nella sua famosa «Adorazione dei pastori», esposta … Continua a leggere Pastori. Non ha molto senso parlarne bene a Natale ma poi stare dalla parte dei lupi per tutto il resto dell’anno

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