Edilizia rurale: lo stato la vuole distruggere

Distruggere il patrimonio di edilizia rurale è un modo per cancellare una cultura, la memoria di un paesaggio umanizzato, per rendere impossibili “ritorni” e nuove piccole attività agricole e turistiche. Lo stato con l’Imu sui fabbricati non vuole solo fare cassa, vuole distruggere un pezzo importantissimo della cultura rurale (per non pagare una tassa pesante si scoperchiano gli edifici). Alla faccia delle convenzioni e delle leggi che tutelano il paesaggio, i valori materiali e immateriali della cultura rurale, alla faccia del registro nazionale dei paesaggi rurali. Tutte parole.  E’ ora di tornare a ribellarsi. In questo articolo, oltre a esortare ad agire sui comuni (per quanto in loro facoltà) spieghiamo anche come ottenere le esenzioni. In attesa che la vergognosa tassazione dei fabbricati rurali (come seconde case o fabbricati urbani produttivi) sia cancellata.

di Santo Spavetti

(07.06.20) Continua e accelera la scomparsa del patrimonio architettonico rurale per mancata manutenzione per l’ abbandono delle attivita’ agricole montane e l’ assoggettamento ad accatastamento e per Imu. Anche se, per l’Imu sono però molte le possibilità di esenzione, che bisogna conoscere. I ogni caso i fabbricati rurali/agricoli non si devono usare come bancomat dei comuni. E’ ridicolo e assurdo che i fabbricati rurali paghino l’ Imu come le seconde case,  come gli immobili urbani, con i quali non sono palesemente rapportabili.
Molti immobili sono abbandonati e inutilizzabili per altri scopi, per cui l’ imposizione di tasse patrimoniali Imu e Tasi  insensata in assenza di potenzialità reddituale. Ciò fa si che i cittadini abbandonino gli immobili e non eseguano piu alcuna manutenzione conservativa agli stessi, abbandonando anche la coltivazione dei fondi agricoli, lasciando crollare i fabbricati rurali agricoli per non pagare più queste tasse. Queste piccole realtà agricole sono importanti anche, specie in montagna, per la manutenzione idrogeologica del territorio e la conservazione del paesaggio. 
La mancata tutela del patrimonio immobiliare rurale va in direzione opposta alla legge 24/12/2003 n° 378: Disposizioni per la tutela e la valorizzazione dell’ architettura rurale (G.u. n 13 del 17/01/2004) che, all’ art. 1. recita: La presente legge ha lo scopo di valorizzare le tipologie di architettura rurale, quali insediamenti agricoli, edifici o fabbricati rurali, presenti sul territorio nazionale, realizzati tra il XIII e il XIX sec. che costituiscono testimonianza dell’ economia rurale tradizionale.  Cancellando per sempre, con una fiscalità insensta, manufatti di pregio ambientale, storico e architettonico si perde per sempre quello che le leggi dovrebbero tutelare.
Sarebbe doveroso esentare dalla patrimoniale i cittadini almeno per i fabbricati legate a forme di piccola produzione agricola, non inquadrata come attività principale professionale (quindi senza codici Ateco e altre formalità). I contadini di montagna vendono i loro prodotti allo stesso prezzo sia che si trovino in località dove l’aliquota Imu è elevata che in altre, dove è tenuta al minimo. Si crea così una pesante ingiustizia e non si comprende perché, per evitarla,  i fabbricati rurali non abbiano avuta assegnata una propria categoria catastale, equa e una base imponibile omogenea. Si consideri anche che molti cittadini/contribuenti hanno ereditato immobili da nonni e genitori coltivatori diretti, immobili utilizzabili solo nell’ambito dell’attività agricola, privi di qualunque potenzialità residenziale e turistica e privi di reddito sia all’attualità che in prospettiva, spesso, oltretutto, non vendibili o affittabili, in quanto non hanno un valore di mercato, perché in zone periferiche montane in cui non sono attuabili altri usi rispetto a quello agricolo. I proprietari di tali immobili, spesso giovani in cerca di occupazione, senza lavoro/incapienti, dovrebbero pagare migliaia di euro di Imu,dove dovrebbero trovare i fondi ? Lo vorrei proprio sapere.  Si tratta di una tassa patrimoniale… sui poveri.
 
Per fortuna alcuni comuni si limitano a chiedere di svolgere lavori socialmente utili. Ma le attuali norme stabiliscono l’esenzione solo per immobili con almeno 3.000 mq di terreno, se in comune montano, 10.000 mq negli altri, case previo domanda di ruralità all’ Agenzia delle entrate. Ma un cittadino che vuole mantenere le tradizioni locali e famigliari e il territorio, conservando gli antichi immobili rurali, deve essere lasciato in pace non gabellato. Sono i comuni che devono risparmiare, ma spesso e volentieri questi comuni gabellatori non fanno economia in aiole fiorite, addobbi natalizi, pavimentazione di strade e parcheggi in porfido, ecc. Cose velleitarie, non necessarie. E’ ora di finirla con questo pressapochismo impositivo iniquo che causa l’abbandono e la riduzione a ruderi pericolanti, con danno ambientale e al patrimonio storico. Lo stato è comunque il primo responsabile di questo disastro paesaggistico. Le stalle rurali non si possono classificare C/6 – come le autorimesse – e pagare Imu uguale. I fienili rurali non si possono classificare C/2 – come i magazzini urbani –  e pagare Imu uguale.
Per salvaguardare i fabbricati tipici e il paesaggio si invitano i comuni a deliberare l’equiparazione di tutti i fabbricati rurali alpini agricoli a quelli strumentali e a detassare tutti i rurali ancora agricoli (ancorché solo di fatto), in modo da evitare che fabbricati storici centenari in pietra/legno, siano abbandonati. Andrebbe inoltre favorito il riuso, incentivando piccoli allevamenti e altre attività agricole. 
I comuni, in attesa che lo stato modifichi le norme, possono però ridurre l’aliquota base di quelli tassabili con Imu, dello 0,3, portandola allo 0,46, come fatto dai comuni di Grosio (So) (scarica il PDF con la delibera) e di Edolo (Bs) (scarica il PDF con la delibera). Tale imposta minima, prevista dallo stato, è opportuno restituirla ai proprietari per opere di manutenzione e conservazione degli immobili r a salvaguardia del paesaggio (che con i ruderi non migliora di certo).
Andate quindi nei vostri comuni e chiedete di abbassare al minimo l’Imu sui fabbricati rurali. Per rimediare, in tempi rapidi, alla situazione attuale basterebbe in ogni caso che si aggiungesse, per tutti i comuni, una classe aggiuntiva a quelle esistenti C/2 R e C/6 R, con tariffa d’estimo equa. 
Molti fabbricati possono essere accatastati come rurali,  strumentali all’attività agricola, nel caso posseggano i requisiti di ruralità, ai sensi dell’art. 9 del decreto legge 30 dicembre 1993, n. 557, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1994, n. 133, e successive modificazioni. Non serve essere imprenditori agricoli per quelli non abitativi.
Ai fini del riconoscimento della ruralità degli immobili, ai soli fini fiscali, i fabbricati o porzioni di fabbricati devono soddisfare congiuntamente le caratteristiche di cui all’art. 9, comma 3, d. l. 557/93 così come convertito e successivamente modificato ed integrato. In particolare il terreno cui il fabbricato è asservito deve avere superficie non inferiore a 10.000 mq ed essere censito al catasto terreni con attribuzione di reddito agrario. Qualora sul terreno siano praticate colture specializzate in serra o la funghicoltura o altra coltura intensiva, ovvero il terreno è ubicato in comune considerato montano ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 31 gennaio 1994, n. 97, il suddetto limite viene ridotto a 3.000 metri quadrati; pertanto si ritiene che anche chi non è Iap se la superficie dei terreni  (anche in affitto) è conforme al dl 557/93, può chiedere la ruralità dell’ immobile rural-agricolo con le conseguenti esenzioni/riduzioni Imu. 
Il fabbricato qui sopra è esente perché di altezza inferiore a 1,8 m e di superficie inferiore a 9 mq. Anche un casotto per gli attrezzi agricoli in campagna finisce comunque nelle mire del fisco rapace

Per i fabbricati rural-agricoli pertanto, in sede di accatastamento all’ urbano, chiedete al vostro tecnico, se ci sono le caratteristiche di cui all’art. 9, comma 3, d. l. 557/93 così come convertito e successivamente modificato ed integrato, di richiedere la sussistenza del requisito di ruralità per i fabbricati rurali strumentali all’ esercizio dell’ attivita’ agricola (art.2, comma 6, decreto del M.e.f. 26/7/2012), anche se non siete imprenditori agricoli professionali (Iap). Qualora l’ immobile sia stato accatastato senza richiedere la ruralità, la sussistenza dei requisiti di ruralità all’ agenzia delle entrate/territorio, può essere richiesta successivamente presentando i moduli di richiesta all’agenzia delle entrate.  Il requisito soggettivo in capo al possessore o all’utilizzatore della costruzione stessa (ad esempio, il possesso della qualifica di imprenditore agricolo, l’iscrizione al registro delle imprese o la prevalenza del volume d’affari derivante da attività agricola nella formazione del reddito complessivo) vale solo per i fabbricati ad uso abitativo (per ulteriori chiarimenti scarica il Pdf con utili appunti sulla normativa).

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