La montagna e la regione lombardia (agosto 2013)

da “Valtellina nel Futuro”

LA MONTAGNA E LA REGIONE LOMBARDIA

Documento dei Movimenti civici per l’Autonomia alpina di Valtellina, Valcamonica e Valli Bergamasche (elaborato nell’ agosto 2013)

I Movimenti civici per l’Autonomia alpina di Valtellina, Valcamonica e Valli Bergamasche prendono atto dell’ampio dibattito e delle iniziative scaturite localmente a seguito della proposta governativa di revisione degli Enti locali, e dei successivi improvvidi e non condivisi interventi normativi dei governi Monti e Letta, tesi a predeterminare senza adeguata discussione un provvedimento legislativo in materia, che dovrebbe essere inquadrato nel necessario riordino di tutti i livelli istituzionali, dall’Europa ai Comuni. In proposito ritengono essenziale che il tema del riordino istituzionale e dell’autogoverno dei territori venga ridiscusso in tutte le sedi, anche per evitare un pericoloso accentramento regionale o un trasferimento sui Comuni di oneri ingestibili e non sostenibili. Chiedono, pertanto, che il tema del riordino e dell’istituzione di enti intermedi di area vasta entri nel programma di governo della Regione Lombardia, come elemento qualificante e di grande innovazione.

L’autonomia e l’autogoverno dei territori sono al centro delle nostre attenzioni. Nelle Alpi, il tema dell’autonomia ha radici antiche e profonde, riconducibili allo spirito di indipendenza che ha caratterizzato i popoli montanari, uno spirito forgiato dalle sfide che la verticalità del territorio comporta. Per aree che si vedono oggi aggregate amministrativamente a territori di pianura, senza avere alcunpeso politico e prive di unarappresentanza che ne tuteli in modo soddisfacente le legittime esigenze e le specificità, l’autogoverno rappresenta un elemento cruciale per un futuro sostenibile. L’abituale qualifica di marginale o vulnerabile ad esse riservata esprime, in qualche misura, una subalternità e l’incapacità da parte dei decisori politici a comprenderne pienamente il valore e le funzioni, se non quelli di serbatoio di risorse materiali, di svago e di wilderness. Spopolamento, abbandono e smarrimento identitario delle comunità, comprese quelle in cui un saldo demografico positivo e una notevole ricchezza economica parrebbero indicare uno stato di benessere, ne sono le inevitabili e tangibili derive, che sembrano sovrastare e nascondere le opportunità che la montagna sa offrire.

L’autogoverno è del resto condizione fondamentale per ogni territorio, perché ogni luogo possiede delle peculiarità, ma soprattutto perché è il modo per responsabilizzare le comunità e rinvigorire nei cittadini il senso del bene comune e il desiderio di partecipazione. Le suggestioni qui rappresentate, pensate per la montagna lombarda, possono e devono diventare, pertanto, laproposta politica per il territorio regionale, da concretizzare ovviamente con modalità diverse, secondo i luoghi. A tal proposito è interessante e da approfondire la visione della nostra Regione articolata su quattro grandi fasce: alpina, pedemontana, metropolitana , e padana.

La nostra proposta di riorganizzazione per l’area alpina, caratterizzata dal decentramento e dalla reale democrazia partecipata, potrebbe rappresentare un contributo importante al superamento della crisi politica ed economica che stiamo vivendo da anni.Essa prevede la irrinunciabile realizzazione di un Ente intermedio elettivo tra i Comuni montani e la Regione, sia che si tratti della auspicabile Provincia alpina lombarda (laddove vengano mantenute le province), o una nuova istituzione, laddove le stesse vengano abolite o svuotate di significato. In una Regione, come la Lombardia, dalle dimensioni e popolazione pari o superiori a quelle di diversi stati europei, non è infatti credibile un assetto istituzionale che contempli solamente i livelli comunale e regionale, ma soprattutto non è credibile un ente non di elezione diretta, cosa che eroderebbe ulteriormente gli spazi di partecipazione, impedirebbe una gestione di potere e responsabilità autentici, e offrirebbe il destro a interessi particolari e pratiche poco democratiche e trasparenti.

L’aggregazione di tutto il territorio alpino regionale risponde, del resto, ad una logica di uniformità storica, geografica, culturale e sociale, indispensabile per la realizzazione di politiche autenticamente al servizio dei territori e delle comunità locali. Naturalmente, a questo Ente devono essere restituite quelle risorse e responsabilità che determinano la qualità della vita dei residenti. Si tratta di competenze relative a istruzione e insegnamento, paesaggio, ambiente e territorio, materie progressivamente sottratte ai territori montani, secondo un percorso di deprivazione che ne ha segnato la decadenza. Una risorsa assolutamente cruciale è poi l’acqua: occorre fare in modo che, attraverso le sue molteplici valorizzazioni, la montagna costruisca la propria autonomia economica.

Un secondo punto cruciale è costituito dal mantenimento e dalla valorizzazione dei Comuni. Il Comune, piccolo o grande che sia, è centro amministrativo insostituibile, tutelato dalla Costituzione, carico di motivazioni storiche e identitarie, ambito privilegiato di partecipazione. Si ritengono auspicabili e anche necessari processi di associazione per la gestione unificata dei servizi, processi che però devono essere dettati non solo e non tanto da ragioni finanziarie e tecniche, quanto dalla necessità di un approccio più complessivo a problemi la cui dimensione non rispetta gli antichi confini amministrativi. Tali confluenze, però, non possono essere imposte dall’alto, ma devono scaturire consapevolmente e volontariamente dai Comuni stessi. Un aspetto decisivo per la rivitalizzazione dei Comuni è l’introduzione di nuove forme di partecipazione diretta, a partire dalle esperienze storiche delle vicinìe delle ‘comunioni’ e in generale dei beni collettivi, un tempo così diffuse nelle montagne. Ciò potrebbe portare, nell’amministrazione locale, al superamento degli schemi politici maggioranza/minoranza che, nelle piccole comunità producono, più che unità ed efficienza, frammentazioni e contrasti.

Questa ipotesi di riordino in senso autonomista modifica profondamente il rapporto centro-periferia, imponendo anche alla nostra Regione un grande cambiamento. Può essere una straordinaria novità per l’intero paese e perla stessa Europa. La sfida sta nel trovare il giusto equilibrio tra localismo e centralismo, poiché lo spirito comunitario, ove non si apra a una più vasta integrazione sui diversi livelli, può inasprire gli elementi distintivi sino a farne tratti difensivi e oppositivi. Importante è dunque uno sforzo di apertura che, concretamente, significa ricerca di unità a livelli superiori, avendo come obiettivo il modello della macro-regione alpina in Europa, quale raffigurata nella Convenzione delle Alpi.

Si tratta di un processo complesso, carico di riflessioni e confronti. Tra i provvedimenti prioritari che la Regione dovrebbe assumere rientra l’attivazione di uno specifico Assessorato al riordino istituzionale, una rivisitazione delle regole di rappresentanza nell’Ente, che assicuri a tutti i territori un’adeguata partecipazione, oltre alla definizione delle opportune deleghe in materia di gestione delle risorse locali, a cominciare dal territorio e dalle acque .

Ci sembra che queste proposte siano coerenti con la necessità di dare un ruolo importante al Governo regionale, laddove esso si propone di rilanciare il ruolo delle autonomie locali nel progetto strategico generale del riordino istituzionale del Paese. Dell’argomento del resto si è discusso ampiamente nei precedenti incontri, e queste note valgono per puntualizzare e attualizzare la situazione.

Consapevoli dell’impegnativo percorso necessario per il raggiungimento di questi obiettivi, siamo disponibili sin d’ora a tutte le collaborazioni e iniziative che si riterranno utili e necessarie.

I Movimenti Civici per l’Autonomia Alpina di Valtellina, Valcamonica e Valli bergamasche.

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