Intervento di Enrico Dioli

 

La montagna può uscire da questa crisi meglio di altri territori se saprà costruire con la sua gente una forte unità identitaria, la conoscenza di questa crisi senza paure e la consapevolezza di affrontare nel cambiamento rivendicazioni all’insegna dell’autonomia del potere e della responsabilità. Per realizzare la forte unità identitaria bisogna costruire insieme ai nostri giovani le condizioni per ritornare ad essere montanari orgogliosi e moderni. Per costruire la conoscenza di questa crisi senza paure bisogna essere onesti e rigorosi nell’analisi delle cause e nelle valutazioni delle possibili conseguenze. E’ una crisi di sistema globale e bisogna cambiare questo modello di sviluppo per non subire la catastrofe.

Il cambiamento deve essere per il montanaro non un vincolo ma una opportunità e ne deve diventare protagonista. In questo tempo le nostre realtà montane sono chiamate ad affrontare tra gli altri due problemi importanti: il primo è il riordino dei ruoli dei comuni e delle comunità montane, e aperto dalla decisione sbagliata sia del governo Monti che del precedente di abolire con legge ordinaria le Province il secondo è la questione dell’uso dell’acqua per la produzione dell’energia elettrica, il rinnovo delle concessioni idroellettriche scadute e la titolarità del demanio idrico.

Per quanto riguarda la questione della chiusura delle Province e il riordino dei ruoli delle funzioni dei compiti dei comuni importante e condivisibile è il documento elaborato dalla associazione culturale Valtellina nel Futuro che allego. Invece per quanto riguarda il tema della produzione di energia elettrica è importante sottolineare che: le genti di montagna devono esser coscienti che il loro territorio è da oltre 100 anni produttore di energia pulita e rinnovabile che consegna allo sviluppo della pianura. Pur non negando il contributo che questo processo ha dato al territorio montano prima con una forte occupazione per la costruzione delle dighe e poi buona occupazione nel funzionamento delle centrali idroelettriche e con canoni e sovracanoni quasi sempre definiti in altri ambiti e accettati quasi sempre con rassegnazione oggi invece per la montagna è il tempo della rivendicazione su questa partita del potere dell’autonomia e della responsabilità.

La consapevolezza che intorno al problema delle risorse energetiche si gioca la vera possibilità di un cambiamento positivo per il nostro pianeta. La indiscussa importanza della produzione di energia pulita da fonti rinnovabili pone la montagna in una posizione strategica se saprà nel cambiamento fare alcune scelte forti e innovative.

1. Basta scelte preparate e imposte in altri luoghi e dall’alto che non cambiano la struttura del potere e che spesso queste scelte vengono addolcite con riconoscimenti monetari aumentati.

2. Costruzione delle nostre rivendicazioni con l’indispensabile unità delle istituzioni locali portate avanti con il sostegno convinto delle nostre genti. Quindi ricercare ostinatamente l’unità dei nostri territori è un’azione imprescendibile perché mai come in questo momento l’unità è la precondizione per vincere.

3. Rivendicare la titolarità del demanio idrico per la produzione di energia idroelettrica ai territori montani. Questa è la nostra scelta di potere.

4. Compartecipare alla produzione di energia idroelettrica con la costituzione di aziende energetiche di valle pubblico private. Questa è la nostra scelta di responsabilità .

5. Stare sui progetti innovati delle energie rinnovabili sapendo che per la montagna la salvaguardia e la valorizzazione del proprio ambiente viene prima delle loro produzioni ma sapendo anche che se le stesse invece saranno sviluppate valorizzando le loro caratteristiche di energie a grande diffusione e ad alta entropia parteciperanno in modo determinante ad imporre come sostiene Fausto Gusmeroli una società radicalmente altra rispetto all’attuale che sarà: centrata sui territori, sulle responsabilità locali, sull’autodeterminazione, sulla cooperazione, sul senso del limite, sul risparmio, sul rispetto della natura. Questa è la nostra scelta ideale.

6. Rivendicare il potere del demanio idrico è per noi montanari sta dentro la chiara consapevolezza che potere e responsabilità sono un binomio inscindibile per poter partecipare da protagonisti al nostro cambiamento e insieme alla nostra Regione e al nostro Paese modernizzato alla costruzione di una nuova e forte realtà Europea.

7. Dobbiamo essere convinti che questo è il momento per osare il cambiamento. La crisi istituzionale evidente è avviata, la crisi politica conclamata apre spazi politici interessanti per chi come noi come dice M. Allocco vede lo spazio politico nelle nostre terre collocato tra “l’interesse, la passione, l’ambizione e gli ideali”.

ALLEGATO. Documento Autonomia (Associazionne Valterllina nel futuro)

 

Le disposizioni in materia istituzionale contenute nella recente manovrafinanziaria hanno scatenato a livello locale una ridda di dichiarazioni, prese di posizione e iniziative più o meno estemporanee attorno al tema dell’autonomia. Poiché si tratta di un argomento molto complesso e delicato, l’Associazione Valtellina nel Futuro, in piena coerenze con il proprio mandato statutario e nel pieno rispetto delle competenze istituzionali, intende con questo documento riportare la discussione entro ambiti e sedi più consone, fornendo un proprio contributo che funga da stimolo per un impegno preciso e concreto da parte degli organi di governo del territorio.

Seppur, come detto, tornato alla ribalta per ragioni contingenti di bilancioeconomico, il tema dell’autonomia ha in realtà motivazioni molto più antiche e profonde, riconducibili all’identità dei territori e allo spirito indipendente che ha caratterizzato i popoli montanari, uno spirito forgiato dalle sfide che il vivere in montagna comporta. Per una terra che, al pari di altre, si vede oggi aggregata amministrativamente a territori di pianura, senza avere un peso politico e una rappresentanza che ne tuteli in modo soddisfacente le legittime esigenze e ne rispetti le specificità, l’autogoverno rappresenta un elemento cruciale per un futuro sostenibile. L’abituale qualifica di marginale o vulnerabile ad essa riservata esprime, in qualche misura, una subalternità e l’incapacità da parte dei decisori politici a comprenderne pienamente il valore, se non quello di serbatoio di risorse materiali, di svago e di wilderness. Spopolamento, abbandono e smarrimento identitario delle comunità, comprese quelle in cui un saldo demografico positivo e una notevole ricchezza economica parrebbero indicare uno stato di benessere, ne sono le inevitabili e tangibili derive, che sembrano sovrastare e nascondere le opportunità che la montagna sa offrire. Certo, non tutto può essere addebitato a responsabilità esterne. Vi sono senza dubbio manchevolezze e incapacità locali, ma le condizioni più favorevoli di altri territori alpini che godono di autonomia dimostrano come il potere di autodeterminazione sarebbe essenziale per le nostre Valli.

Utopistica e di fatto impossibile, trattandosi di secessione dallo Statoitaliano e di annessione ad altro stato, pare la proposta avanzata di unione del territorio della Provincia di Sondrio alla Confederazione Elvetica, come del resto quella di una sua aggregazione alla ipotetica macro regione autonoma italo-elvetica. Di dubbia attuazione è anche l’idea di aggregazione al Trentino Alto Adige. Si ritiene, invece, più fattibile e proficua la costituzione di una Provincia Alpina dentro la Regione Lombardia: una Provincia che comprenda tutto il territorio alpino regionale (40% del complessivo) e alla quale, in base ai principi di sussidiarietà costituzionale e di federalismo fiscale, e in coerenza con linee indicate nel Piano Regionale di sviluppo, la Regione dovrebbe concedere quelle deleghe (gestione delle acque e di ogni altra risorsa energetica derivante da fonti rinnovabili, pianificazione territoriale, tutela ambientale, politica agricola, cultura e istruzione, valichi di frontiera etc.) fondamentali per una gestione integrata del territorio e per configurare un primo livello di autogoverno utile ad affermare e sviluppare specificità e identità.

 

Ciò avrebbe una duplice ricaduta positiva. Da un lato darebbe al territorioalpino lombardo una maggiore libertà nell’allacciare relazioni e collegamenti (sociali, economici, culturali) con altri territori alpini, attivando politiche comuni e aprendo la via alla costituzione di quella macro-regione alpina dentro l’Europa, riconosciuta da molti come la sola possibilità per le Alpi di conservare la propria identità nel continente. Dall’altro consentirebbe il superamento delle Comunità Montane, realizzando quella semplificazione istituzionale da tutti auspicata e, laddove le provincie dovessero essere abolite, agevolando l’eventuale promozione della Provincia Alpina Lombarda a regione autonoma.

Il tema dell’autonomia introduce poi un altro argomento fondamentale, anch’essotoccato dalla manovra finanziaria: il ruolo dei piccoli Comuni. Il Municipio, ancora prima che sede amministrativa, è luogo d’identità, dunque presidio essenziale per la vita della comunità. Si può concordare sulla necessità di accentrare alcuni servizi, ma conservando la municipalità. Anche l’ipotesi ventilata di un Comune governato da una sola persona appare aberrante e controproducente. Si dovrebbe cercare, piuttosto, di rinvigorire la reale partecipazione dei cittadini alla vita politica, favorita dalla stessa dimensione ridotta di molte entità comunali, ispirandosi in questo anche a una tradizione di autonomia risalente al tardo Medioevo, che praticava forme di democrazia diretta capaci di coinvolgere tutta la popolazione nelle decisioni della comunità. Da quelle antiche origini scaturiscono in ultima analisi gli attuali Comuni e sarebbe una grave forzatura una loro eliminazione o una concentrazione imposta.

La proposta di Valtellina nel futuro prevede dunque:

 

1. Il rafforzamento delle municipalità, ma con restituzione di potere all’intera collettività attraverso forme di partecipazione diretta.

2. Il trasferimento di alcuni servizi ad unioni o aggregazioni di Comuni.

3.Il superamento delle Comunità Montane.

4. La realizzazione della Provincia Alpina Lombarda e iltrasferimento ad essa di una serie di

deleghe nel quadro di una autonomiafiscale federalistica regionale.

5. L’attivazione di collegamenti strutturali con gli altri territori alpini.

È intenzione dell’Associazione allestire uno specifico spazio aperto diconfronto, con l’obiettivo di aiutare il territorio a pervenire ad una sintesi condivisa, che sappia aggregare non solo le istituzioni e le élites, ma l’intera popolazione.

Sondrio, 6 Novembre 2011

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