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Provincia di Verona: catturare e spostare il branco della Lessinia

Non sono più solo gli allevatori a chiedere di catturare e trasferire i lupi della Lessinia. Non sono più solo gli allevatori a sostenere che le recinzioni elettriche e il ricovero notturno dei capi non risolvono il problema della predazione. E la cosa importante è che sia un ente italiano a prendere per la prima volta una posizione coraggiosa sul tema. In Europa vi sono parchi, parlamenti nazionali, persino leader ecologisti che sostengono che l’allevamento delle aree montane e collinari non deve essere distrutto per un sacrificio rituale offerto al totem del lupo, simbolo della rivincita della natura. In Italia è molto più difficile contrastare l’ideologia urbana dominante (che “difende” la natura solo contro contadini e pastori ma che è pronta a piazzare impianti industriali inquinanti nei parchi e a tracciare autostrade ovunque appena se ne presenta l’occasione).

Se la provincia di Verona è stata la prima a esprimersi senza ipocrisie contro il lupo è perché le montagne a nord di Verona sono utilizzate da molte aziende zootecniche di vacche da latte. La presenza dei lupi è incompatibile con la struttura agricola. Pochi boschi, tanti prati. I lupi attaccano i giovani bovini causando perdite. La mozione rappresenta un atto politico significativo anche perché si chiede che la Lessinia, le montagne veronesi siano escluse dal progetto Wolf Alp che con la dotazione di 7,3 milioni di euro si propone di favorire la diffusione del lupo su tutte le Alpi. Non avevano aderito la Regione autonoma Valle d’Aosta e la Provincia autonoma di Bolzano dove UV e SVP sostengono il mondo agricolo in modo coerente.

fonte: http://www.larena.it/stories/Home/691778_la_provincia_chiede_di_spostare_i_lupi/?refresh_ce&scroll=456

La Provincia chiede di spostare i lupi

La decisione votata a maggioranza con l’astensione del centrosinistra: «I terreni sono vocati al pascolo per mandrie e greggi e la parte boschiva è ridotta»


«Fuori i lupi dalla Lessinia». Essi «vanno trasferiti per iniziativa della Regione in località più adatta, e se ritornano si provveda nuovamente all’espulsione incruenta»: questo raccomanda la mozione votata ieri pomeriggio a maggioranza dal Consiglio provinciale (con l’astensione del Partito democratico, dell’Italia dei valori e di Francesca Zivelonghi del centrodestra), che era stata presentata a firma del consigliere della Lega nord Adelino Brunelli e sottoscritta anche da Lucio Campedelli, Domenico Dal Cero e Claudio Melotti.

Nella mozione si chiede che il presidente Giovanni Miozzi e la giunta provinciale «si impegnino a far sì che il Parco naturale regionale della Lessinia sia escluso dalle aree di applicazione del progetto Life WolfAlps finanziato dall’Unione Europea; che contestualmente in Regione si trovino misure idonee affinché gli esemplari di lupo presenti sul territorio siano spostati fuori dal Parco in un’area realmente adeguata e che si realizzino misure per cui in caso di ritorno del lupo in Lessinia si provveda nuovamente allo spostamento incruento».

Una delibera dello stesso tenore è stata depositata in Comunità montana della Lessinia perché sia discussa e votata nel primo Consiglio utile.

Nella mozione approvata e nella delibera si sostiene che la legge istitutiva del Parco «non consente l’introduzione di specie animali e vegetali che possano creare alterazioni dannose»; che il resoconto del monitoraggio sul lupo effettuato nel 2013 ha riscontato «rilevante differenza tra predazioni a carico della fauna selvatica rispetto alle predazioni sul bestiame domestico» e che ci sono circa 300 firme di allevatori e operatori turistici della Lessinia a sostegno di una petizione in cui è chiesto di riconsiderare l’inserimento del lupo in Lessinia.

A conforto di questa tesi ci sono le considerazioni sulla vocazione turistica dell’altopiano veronese e il fatto che i terreni della Lessinia sono per la maggior parte di proprietà privata, non demaniali, vocati al pascolo e all’alpeggio per mandrie e greggi appartenenti a una filiera di prodotti unici, mentre la parte boschiva è notevolmente ridotta rispetto alle altre aree che partecipano al progetto Life WolfAlps. Si lamenta che gli allevatori non sono stati mai stati coinvolti nelle decisioni relative all’inserimento del lupo e si sottolinea che la tutela delle attività silvo pastorali è prioritaria ma rischia di essere vanificata, come tutti gli sforzi per la promozione dei prodotti e del Parco. Nella mozione vengono considerate inapplicabili le misure per la tutela del bestiame, come le reti elettrificate o il ricovero notturno dei capi.

Anna Maggio, comandante della polizia provinciale, e il faunista Ivano Confortini ascoltati in Commissione quarta e sesta, hanno precisato che la gestione dei grandi carnivori è di competenza regionale, non provinciale e comunque i trasferimenti di fauna selvatica sono programmati secondo rigidi protocolli approvati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale: «Avvengono solo per casi di grave criticità e pericolosità accertata e devono essere pianificati dalla Regione», ha spiegato Maggio, ricordando che la Provincia ha anche inviato due suoi agenti per un corso di formazione sul monitoraggio e gestione del lupo organizzato in Piemonte dalla Regione in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato.

Silvia Allegri, consigliere provinciale del Partito democratico e vicepresidente del Parco naturale della Lessinia, ha motivato l’astensione del Pd con il fatto che «la mozione così com’è stata scritta non dà nessuna idea propositiva e non risolve il problema».

Allegri aveva lamentato in commissione che non era stato accolto dal Consiglio il suo emendamento al bilancio in cui chiedeva «di mediare e coordinare le attività, ascoltando le esigenze degli allevatori e allo stesso tempo consultando esperti di animali selvatici». E aveva criticato la mozione: «Dovremmo votare una strada giuridicamente impraticabile. Ma le risposte dagli esperti ci confermano che il lupo non può essere esportato, non può essere ucciso, ma va gestito, garantendo agli allevatori i rimborsi».

Vittorio Zambaldo