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Per una montagna e una campagna europee libere da grandi predatori

(02.04.14) Sabato 29 marzo delegazioni di associazioni pastoraliste e pro montagna di Svizzera,  Francia e Italia hanno approvato una risoluzione comune sul problema del ritorno dei grandi predatori

L’incontro di Poschiavo, località di collegamento culturale tra a Sud e Nord dell’arco alpino, ha rappresentato una tappa significativa per le associazioni che difendono il pastoralismo e chi abita in montagna. La chiara ed articolata presa di posizione sul problema “grandi predatori” si affianca, integrandola, alle prese di posizione di importanti organizzazioni agricole. D’ora in avanti sarà più difficile per le organizzazioni animal-ambientaliste e per gli organismi istituzionali a livello nazionale ed europeo che si occupano di “ambiente” ignorare quanto sostengono i legittimi portatori di interessi. Sarà più difficile proseguire una politica tecnocratica della diffusione di orsi, lupi e linci gestita dalle autorità e dalle agenzie pubbliche sulla base delle unilaterali considerazioni scientifiche e delle visioni degli esperti “protezionisti”, senza ascoltare le popolazioni, le rappresentanze economiche e tecniche del mondo del pastoralismo e dei montanari

Con la partecipazione di esperti e di associazioni di allevatori di montagna provenienti da Grigioni, Vallese e Ticino (Svizzera), Piemonte, Lombardia e Trentino Alto Adige (Südtirol) Veneto (Italia) e Provenza-Costa Azzurra (Francia), sotto l’égida dell’Associazione per un Territorio senza Grandi Predatori, AGsenzaGP, lo scorso 29 marzo ha avuto luogo a Poschiavo / Le Prese (Grigioni) un interessante e significativo incontro di testimonianze internazionali sul problema della ritorno dei grandi carnivori sulle Alpi e in altre regioni montane dell’Europa Occidentale; e sulle sue conseguenze per chi abita in montagna e vive della montagna.

Il ritorno incontrollato sulle Alpi dei grandi predatori allunga ombre sul futuro della montagna non solo come meta sportiva e turistica ma innanzitutto come luogo di vita e di lavoro per chi sulla montagna vive e lavora da sempre. Il problema è ormai all’attenzione delle più grandi organizzazioni di promozione e di rappresentanza del mondo alpestre e rurale europeo.

Si vedano in proposito:

il documento di base (Positions Papier) “Wolf/loup” pubblicato lo scorso 21 gennaio dal Gruppo Svizzero per le Regioni di Montagna, SAB;

il comunicato dal titolo “Manifesto grandi carnivori, l’Ue dimentica l’agricoltura” diffuso lo scorso 27 febbraio dalla Confederazione nazionale dei Coltivatori Diretti, Coldiretti, di gran lunga la maggiore organizzazione di rappresentanza dei contadini italiani;

il comunicato congiunto dello scorso 5 marzo di: Confédération paysanne, Fédération Nationale Ovine de la FNSEA, Solidarité pastorale, Association des pâtres de haute montagne, e delle associazioni per la difesa del pastoralismo e altri organismi che nel loro insieme rappresentano in Francia tutto il mondo della pastorizia e dell’allevamento .

Al termine del convegno i partecipanti hanno sottoscritto una “Dichiarazione di Poschiavo” (vedi sotto) per una montagna e una campagna europee libere dai grandi predatori”. Nel documento – di cui è imminente la pubblicazione in quattro lingue (italiano, tedesco, francese e inglese) – si rileva che “diversamente da quando vennero siglati accordi internazionali e stabilite politiche di protezione con l’intento di evitare l’estinzione dei grandi carnivori europei, oggi a rischio di estinzione in Europa non sono più i lupi, gli orsi e le linci bensì i pastori e gli allevatori di montagna”.

Si denuncia poi che “l’imposizione per legge e con politiche pubbliche – a prescindere dalla volontà delle popolazioni direttamente coinvolte – della vicinanza tra grandi carnivori e abitanti delle terre alte oggi, e domani anche delle campagne di pianura, è un’iniziativa autoritaria presa dagli Stati e dall’Unione Europea sulla testa delle popolazioni interessate. (…) Un’iniziativa che, nella misura in cui avesse successo, equivarebbe a un decreto di espulsione della gente delle Alpi e delle altre terre alte dalle sue sedi ancestrali” e una larvata forma di esproprio non indennizzato. La dichiarazione si conclude tra altro con la ferma richiesta “che i problemi derivanti ad ogni livello dalla prossimità tra fauna selvatica, vita umana e attività agro-pastorali vengano d’ora in avanti affrontati non come corollari all’interno di programmi di protezione della fauna selvatica stessa bensì ab origine in sede politica, e con l’inderogabile partecipazione di rappresentanze delle popolazioni e delle categorie direttamente interessate, dei pastori, degli allevatori nonché di esperti di loro fiducia”..

I firmatari della Dichiarazione chiedono inoltre che: “la Convenzione di Berna per la protezione del lupo e degli altri grandi carnivori venga rinegoziata; il Manifesto sui Grandi Carnivori della Commissione dell’Ue attualmente in consultazione venga ritirato e un suo nuovo testo venga redatto con l’attivo contributo di esperti indicati dalle organizzazioni dei contadini, degli allevatori e dei cacciatori; la congruità in genere della vigente legislazione e delle vigenti politiche pubbliche ambientali ad ogni livello venga verificata con l’attivo contributo di esperti indicati dalle organizzazioni dei contadini, degli allevatori e dei cacciatori”.

Le organizzazioni che hanno sottoscritto la Dichiarazione provvederanno al più presto a presentarla ufficialmente in sede politica ad ogni livello.

Hotel La Romantica alla frazione Le Prese di Poschiavo dove si è svolto l’incontro

Scarica le relazioni in formato pdf:


 

RISOLUZIONE DI POSCHIAVO

Riuniti a Poschiavo / Le Prese su invito e per iniziativa dell’Associazione per un Territorio Senza Grandi Predatori, ATsenzaGP, i sottoscritti pastori, alpigiani, esperti della società e dell’economia delle terre alte,  abitanti e frequentatori delle Alpi e delle campagne europee preoccupati per il ritorno incontrollato sulle Alpi  dei grandi predatori che allunga ombre sul futuro della montagna non solo come meta sportiva e turistica ma innanzitutto come luogo di vita e di lavoro per chi sulla montagna vive e lavora da sempre.

Prendendo esempio dalla presa di posizione di AmaMont (Associazione Amici degli Alpeggi e della  Montagna dell’Arco alpino europeo) con la sua lettera al Governo del Cantone dei Grigioni del 6 agosto  2012, e confortati nel vedere come ad analoghe conclusioni siano recentemente giunte le più grandi  organizzazioni di promozione e di rappresentanza del mondo alpestre e rurale europeo, e in particolare:

  •  il Gruppo Svizzero per le Regioni di Montagna, SAB, con il suo documento di base sul lupo dello  scorso 21 febbraio;
  • La Confederazione nazionale dei Coltivatori Diretti, Coldiretti (Italia), con il suo comunicato dal titolo “Manifesto grandi carnivori, l’Ue dimentica l’agricoltura” dello scorso 27 febbraio
  • La Confédération paysanne, la Fédération Nationale Ovine de la FNSEA, Solidarité pastorale, l’ Association des pâtres de haute montagne, delle associazioni per la difesa del pastoralismo e altri organismi che nel loro insieme rappresentano in Francia tutto il mondo della pastorizia e dell’allevamento, con il loro comunicato congiunto dello scorso 5 marzo.

Dichiarano che: diversamente da quando vennero siglati accordi internazionali e stabilite politiche di protezione con l’intento  di evitare l’estinzione dei grandi carnivori europei, oggi a rischio di estinzione in Europa non sono più i lupi,  gli orsi e le linci bensì i pastori e gli allevatori di montagna; il ritorno indiscriminato del lupo come pure dell’orso e di altri grandi predatori sulle montagne e nella  campagne europee è incompatibile con la presenza dell’uomo, e quindi pregiudica il presente e il futuro  delle popolazioni che vi abitano e vi lavorano, nonché la funzione turistica di tali territori da parte delle popolazioni urbane; l’imposizione per legge e con politiche pubbliche – a prescindere dalla volontà delle popolazioni direttamente  coinvolte — della vicinanza tra grandi carnivori e abitanti delle terre alte oggi, e domani anche delle  campagne di pianura, è un’iniziativa autoritaria presa dagli Stati e dall’Unione Europea sulla testa delle  popolazioni interessate. Un’iniziativa presa sotto la pressione di sentimenti non a caso diffusi soltanto tra gli  abitanti delle grandi aree urbanizzate che non possono perciò avere adeguata esperienza e che non hanno  adeguata informazione sulla realtà della compresenza di uomini e grandi carnivori sul medesimo territorio.  Un’iniziativa che, nella misura in cui avesse successo, equivarrebbe a un decreto di espulsione della gente  delle Alpi e delle altre terre alte dalle sue sedi ancestrali. chiedono pertanto fermamente che:

  1. si stabilisca il principio che i problemi derivanti ad ogni livello dalla prossimità tra fauna selvatica, vita umana e attività agro-pastorali vengano d’ora in avanti affrontati non come corollari all’interno di programmi di protezione della fauna selvatica stessa bensì ab origine in sede politica, e con l’inderogabile partecipazione di rappresentanze delle popolazioni e delle categorie direttamente  interessate, dei pastori, degli allevatori nonché di esperti di loro fiducia;
  2. la Convenzione di Berna per la protezione dei grandi predatori, in particolare del lupo e dell’orso, venga rinegoziata; e in particolare il suo articolo n. 22 venga rinegoziato così da consentire agli Stati firmatari di poter liberamente modificare le riserve stabilite per le specie protette dalla Convenzione adattando la normativa alla loro dinamica reale;
  3. il Manifesto sui Grandi Carnivori della Commissione dell’Ue attualmente in consultazione venga ritirato e un suo nuovo testo venga redatto con l’attivo contributo di esperti indicati dalle organizzazioni dei contadini, degli allevatori e dei cacciatori;
  4. la congruità in genere della vigente legislazione e delle vigenti politiche pubbliche ambientali ad ogni livello venga verificata con l’attivo contributo di esperti indicati dalle organizzazioni dei contadini, degli allevatori e dei cacciatori;
  5. gli Stati si assumano l’intera responsabilità dell’introduzione dei grandi predatori sull’arco alpino, con tutti gli effetti collaterali derivanti, senza pretendere di appellarsi, come accade in Svizzera, a un  principio del diritto romano oggi superato: quello secondo cui i grandi predatori viventi sarebbero “res nullius”. Nella condizione moderna infatti, la fauna selvatica sussiste soltanto perché protetta e gestita  dagli Stati, che quindi ne sono detentori responsabili a norma dei codici di diritto civile non meno di quanto analogamente sono responsabili per ciò che li concerne i detentori di animali domestici;
  6. non si consideri come risolutiva la formula dell’indennizzo a mezzo di assicurazioni dei danni causati dalle predazioni dei carnivori poiché con tale formula in primo luogo restano scoperti i danni indiretti, spesso più gravi di quelli diretti; e in secondo luogo la responsabilità civile in materia dell’Unione  Europea (nel caso dei Paesi che ne fanno parte), dello Stato e degli altri enti di governo del territorio eventualmente coinvolti diventano de facto inoppugnabili.

Poschiavo (Grigioni, Svizzera), 29 marzo 2014

Sigle firmatarie

www.forumterrealte.wordpress.com

www.eleveursetmontagnes.org

www.atsenzagp.org

www.orsotrentino.blogspot.it

www.amamont.eu

www.associazionealteterre.gmail.com

www.montagnaviva.ch

www.ruralpini.it

www.antiloupwolf.ch