Lupo: la responsabilità è dei territori

Mariano Allocco torna sul tema del lupo, tornato incandescente in Piemonte con le dure critiche avanzate da Mauro Deidier, presidente del Parco Alpi Cozia, nei confronti del progetto WolfAlps. Lo fa chiarendo che non è il gioco solo la “questione lupo”, ma il governo del territorio che i forti centri del potere ambientalista intendono espropriare alle comunità locali ma anche alle regioni. E’ in gioco la libertà e la democrazia (messe in discussione da nuovi poteri feudali). Per la montagna, come dice giustamente Allocco, libertà e democrazia non sono lussi ma beni essenziali. Senza non c’è possibilità di vita in montagna. WolfAlps, progetto monstre, forte di un budget di 20 milioni, ponendosi a capo di decine di enti, forte di una dotazione quali illimitata per le azioni di propaganda, grazie alle sue risorse ha intrapreso un percorso di vera e propria istituzionalizzazione che mira a formalizzarlo quale Autority inter-regionale del lupo, in grado di dettare legge sui territori. Un processo che non ha trovato sinora resistenza a causa della debolezza degli enti locali e della colpevole ignavia delle istituzioni e della politica.

La convention finale di WolAlps

di Mariano Allocco

Intervento pubblicato il 17/02/2021 su l’Adige, quotidiano di Trento

In Italia una frattura sempre più profonda separa il mondo urbano dal mondo rurale. Pianura e Alpi stanno allontanandosi, oltre Confine questa linea non è così marcata, Perché? Qual è la differenza tra i due versanti?  Se tracciassimo una sezione perpendicolare alle Alpi vedremo che il pendio in pochi chilometri in Italia precipita in pianura, sul versante estero invece non c’è separazione netta tra Grande Pianura e Montagna.

Al di là dello spartiacque le città sono lontane e le Alpi se la prendono comoda nel lasciare posto alla pianura.

La spiegazione per me va ricercata proprio nella diversa distribuzione delle curve di livello. In Italia al confine tra Pianura Padana e arpie netto è lungo di esso, specialmente ad ovest, come una città diffusa che fa da confine tra due mondi che stanno perdendo dì di vista.

Mentre sulle Alpi si sta affermando un deserto verde,  in basso c’è una Pianura sempre più antropizzata, con un tasso di inquinamento tra i peggiori in Europa, con aree metropolitane che sono motore di sviluppo industriale e un’agricoltura intensiva sempre meno sostenibile.

Al piano una società postmoderna, in crisi strutturale, aggravata da un virus, vede nelle Alpi sempre più verdi un alibi, senza sapere che forse l’anello debole sta in basso.

Sul versante estero invece il declino e graduale, le città sono lontane. Ecco perché non c’è una frattura geografica, ambientale, storica e sociale che troviamo in italia.

Aggiungiamo poi che lo spartiacque alpino non ha mai separato le gente montanare che sui due versanti vivono allo stesso modo l’immanenza del territorio , la stagionalità, i problemi logistici e tutto quanto riguarda la vita.

Un approccio maturato è vissuto nei secoli che porta le popolazioni alpine a difendere quanto di sacro e di indispensabile è necessario per vivere quassù: libertà e democrazia. Il rapporto tra questi due mondi andrebbe ricondotto in un confronto tra pari, per arrivare assieme ad un “patto di sindacato” indispensabile tra monte e piano, tra Città e Contado.

Ho vissuto i due mondi, conosco la povertà che ha portato la desertificazione Alpina nel dopoguerra, ma era una povertà dignitosa che aveva una via di fuga. nella Pianura, nelle periferie metropolitane la povertà emergente ora si trova in un “cul de sac” di disperazione, Questa è la “miseria” che sulle Alpi non c’è mai stata.

Cosa si aspetta a unire idee energie per pensare assieme un avvenire possibile? Un confronto si impone e potrebbe iniziare affrontando un argomento per me paradigmatico di questa situazione: la “questione lupo”.

Prima una fauna per lo più aliena ha messo in ginocchio l’agricoltura sulle Alpi, ora il lupo mette in forse l’allevamento, per quanto riguarda la sicurezza è solo questione di tempo. Una questione che fino ad ora è stata cavalcata dai Parchi mentre le regioni non sono riusciti a darsi una comune strategia condivisa.

All’estero la “questione lupo” è in mano alle istituzioni e viene gestita anche con abbattimenti, nel 2019 in Francia sono stati uccisi 97 lupi, in Svizzera 4 solo nei Grigioni. In Italia Invece della questione se ne occupano i Parchi con in testa il parco Alpi Marittime. Perché da noi Enti strumentali escono dai loro confini con progetti Life che invadono competenze che dovrebbero riguardare istituzioni democraticamente elette?

Quando con il progetto Wolfalps coordinato dal parco Alpi Marittime premiato con milionate di euro si dà come “obiettivo finale quello di implementare coordinare le azioni di conservazione del lupo nelle aree di competenza e oltre nell’ecosistema alpino, da ovest a est per supportare Il processo di ricolonizzazione Alpina naturale del lupo” esonda dai suoi confini geografici e dalla sua “mission”.

Il lupo per la Città è diventato un totem che rappresenta la libertà, per Il Contado hanno posto è una limitazione della libertà, valore non sindacabile. Sono le istituzioni democraticamente elette che hanno mandato per definizione delle strategie di sviluppo e di governo del territorio a dover indicare ai parchi, enti strumentali delle regioni, linee guida e strategie conseguenti. Sono le regioni alpine tutte e non altri che hanno mandato per decidere come e se occuparsi della “conservazione del lupo nelle aree di competenza e oltre nell’ecosistema alpino, da ovest a est” delle Alpi”. Sono le regioni e non altri a definire obiettivi e limiti dei Parchi.

Il governo del territorio prevede un’organizzazione in cui le parti in causa sono ben definite e le regole del gioco rispondono alla democrazia, i progetti Wolfalps con i milioni di euro a disposizione e le tensioni conseguenti, sono una nota stonata che va ricondotta in un disegno di insieme condiviso. Qui non si tratta solamente della “questione lupo”, qui in gioco c’è il governo del territorio, questione che, Costituzione alla mano, compete alle istituzioni democraticamente elette e non ad altri.

UBI SOLITUDINEM FACIUNT, PACEM APPELLANT

(17/02/2021) Una lettera che riflette lo scoraggiamento di chi resiste in montagna. Ci vuole tanta determinazione per farlo perché si ha a che fare con una corsa ad ostacoli: sempre nuove angherie burocratiche, controlli, certificazioni, messe a norma. E poi, naturalmente, il lupo che cinge d’assedio le borgate e le famiglie che vivono isolate come … Continua a leggere UBI SOLITUDINEM FACIUNT, PACEM APPELLANT

Pastori. Non ha molto senso parlarne bene a Natale ma poi stare dalla parte dei lupi per tutto il resto dell’anno

di Robi Ronza (26/12/2012) Come ogni anno a Natale tornano fra l’altro alla ribalta i pastori, primi destinatari dell’annuncio della nascita del Salvatore e primi ad essersi recati ad adorarlo. L’Epifania (= manifestazione) cui vennero invitati precede di molti giorni quella dei Magi. Credo che ad esempio Lorenzo Lotto nella sua famosa «Adorazione dei pastori», esposta … Continua a leggere Pastori. Non ha molto senso parlarne bene a Natale ma poi stare dalla parte dei lupi per tutto il resto dell’anno

Contenere il lupo si può (le norme vigenti)

Tra le tattiche del partito del lupo, vi è anche la bufala dell’intoccabilità della loro “gallina dalle uova d’oro”. Sono stati abili (e disonesti) a celare i dati reali sulla consistenza della specie, a fare in modo che gli allevatori si scoraggiassero e non denunciassero più le predazioni. Sono stati abili a convincere le regioni … Continua a leggere Contenere il lupo si può (le norme vigenti)

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